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Presentazione

Sito monografico su Georges Bataille da me curato

Georges Bataille

images (6)Il sito è interamente dedicato al pensatore e scrittore francese Georges Bataille. Il mio principale intento è quello di riunire in un unico luogo sul web le notizie che riuscirò a reperire circa libri, articoli, pubblicazioni di varia natura, convegni, eventi e altro ancora su Bataille, soprattutto per quanto riguarda la sua ricezione in Italia, senza trascurare le maggiori novità provenienti dall’estero e in particolar modo dalla Francia. A tale fine sono molto ben accette segnalazioni da parte di altri appassionati o studiosi del Nostro, proposte di collaborazione o anche richieste di pubblicazione di articoli a tema. Possono essere testi inediti o anche già editi (su cartaceo o on-line). Di tanto in tanto pubblicherò a mia volta contributi esito della mia ricerca su Bataille. Il mio scopo è di confrontarmi e interagire con altri appassionati per approfondire la conoscenza dell’opera di Bataille.

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Gruppo Avamposti

Con piacere segnalo la nascita del “Gruppo Avamposti” una ricerca collettiva, un laboratorio di creazione

Gruppo Avamposti

avamposti 8 copia3 copia [Avamposti n. 8 © Alfio Catania]

Il Gruppo degli Avamposti è un progetto e laboratorio culturale che nasce dall’incontro tra tre artisti: Daniele Baron, Alfio Catania, Paola Lovisolo. Si riporta qui il Manifesto del gruppo.

I.
“Noi abitiamo gli Avamposti”

Noi abitiamo gli Avamposti: la nostra terra è sempre al confine, all’orizzonte di ciò che si sa. Abbiamo antenne per captare segnali da un territorio nemico e seducente, abbiamo organi nuovi e sconosciuti per sentire, tracciamo nuove mappe per lasciare cadere le vecchie come pelli di serpente.
Oggi giorno cosa significa davvero creare, se non ancor più che comunicare un’insofferenza profonda dello spirito rapito in una corsa veloce verso una globalizzazione schematica, senza sostegni né un futuro idoneo per terminare una vita in condizioni accettabili? L’artista ha il dovere di dedicare una sorta di sorveglianza intellettuale riguardo il tempo in cui vive.
Il gruppo artistico Avamposti è un sistema di affinità…

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Il diario di Hermes di Daniele Baron – II° estratto (proposta di Sonia Lambertini)

Su Words Social Forum pubblicato un II° estratto de “Il diario di Hermes”

Words Social Forum

 […]

giorno n. XII (divorare)

all’inizio del mondo – in principio –
c’è un essere gigante solo bocca che divora tutto:
lo nomino provvisoriamente ed in modo approssimativo “Prima Bocca”, ma so che anche questo stesso nome verrà divorato, perché esso mangia tutto, anche i nomi propri
divora vorace i fiumi, le piante, tutte le specie di animali, le stelle, l’Uomo e la Donna, tutti gli uomini e tutte le donne, le nuvole, i pensieri, i sogni, la luce, l’aria, Tutto, tutto il creato e l’increato
una fame non potrebbe mai essere saziata e in fondo non lo sarà mai:
essendo l’universo infinito, ci sarà sempre qualche cosa da inghiottire
non ha denti per sminuzzare, per triturare, per ridurre tutto a poltiglia, non ha stomaco, non ha succhi gastrici, né enzimi per digerire, è solo bocca: deve inghiottire tutto
la sua fame è infinita
è una fame senza pungolo e…

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Il diario di Hermes – giorno n. XV

giorno n. XV (il tiepido)

– ultimo tributo al Romanticismo –

nella venerazione dei grandi,
il tiepido ignora le leggi fisiche
del gusto e della vita:
per esempio
l’osmosi non funziona dal genio al filisteo –
del resto mai il “giusto” vorrebbe avvicinare la piena
e patir l’esondazione nei suoi campi arati…
meglio a tempo debito innalzare statue, lastricare
altari dorati per genuflessioni
e arcuare la schiena
ben vengano acclamazioni post mortem dell’empio, del reo,
meglio tributare onori a distanza, quando
né calda né fredda pesa sullo stomaco dell’eterno
l’opera del trapassato.

Oh bell’oggetto che potete
incollare, misurare, con principio e fine, compimento –
la sua vita –
oh bell’oggetto già polveroso
s’indovina tra le dita il giallo delle pagine, il catalogo,
l’etichetta, la forma, il sunto, il levigato che s’alza dalla materia,
l’immacolato che solletica il palato,
l’imponderabile che non conosce fatica
biografia, si può sciorinare il “nacque…scrisse…vide…sposò…morì”,
oh bell’oggetto – la vita inscatolata!
il sempiterno valore
l’universale smunto e anemico
che in un motto si può riunire.
Che sollievo saperti così!
Oh bell’oggetto la tua opera
che darà da rosicchiare e ruminare per secoli
esegesi di esegesi di singoli tozzi del tuo troncone
scia di bava su bava per ragnatele intorno a te
confusione di nomi e segni, uno sciame di api
valorosi discepoli refrattari alla creazione
compitano le orme della tua via…
Oh begli oggetti le tue azioni già pronte
non più osare ripeterle dovete
la tua ombra – dolce riparo
i tuoi tormenti – un motivetto che commuove
durante la lunga digestione del dopopranzo,
i tuoi amori – un romanzo sentimentale…
Oh faro per barche già sonnecchianti nel porto!
Oh rigor mortis così ben rilegato da stare sullo scaffale!
Oh bell’oggetto che ama la compagnia dei topi…

Pensa, o tiepido – invece – al sudore, alle sue labbra spaccate
ai suoi occhi cupi rosi, alla puzza della sua carne,
al suo sorriso stanco e torto e sfuggente!
Meglio un po’ di nausea corretta, dopotutto, tu pensi
due compresse la sera per digerire
meglio l’acidità sovente ben sopportata
che vomitare incenso
per sacralizzare la propria vita,
meglio mangiare in bianco
che gustare i cibi innominabili e complicati
meglio un po’ di limonata
che bere veleno denso che brucia polmoni e cuore,
meglio il sonnellino che la veglia ispida della sua anima pazza,
una bonaccia serotina meglio che una mattinata d’ebbrezza,
pensa il tiepido…

Il diario di Hermes – giorno n. XIV

giorno n. XIV (un veggente)

“Che ne sapete voi del dono prezioso che mi ha investito? Cosa credete che sia quella vile abilità che a prezzo stracciato ho comprato al mercato? E’ una maledizione! Una maledizione che mi ha quasi sempre impedito di parlare e di dire, che mi ha fatto strappare da solo gli occhi dalle orbite, che dalla cantina più buia mi ha fatto anelare la luce, come un poppante il latte del seno materno. Non sapevate della mia cecità? Il mio accecamento nasce dal tentativo di seppellire nell’antro più buio della caverna il raggio abbagliante. Non sapevate che le mie visioni sono complicate trappole luminose che cercano di condurre in un pozzo? che sono forgiate, dalla mia mano ruvida e terrosa, nella fucina dell’oblio? A me, condannato e infetto, a me! povero idiota, la bellezza bacia la fronte e ripassa in circolo con il dito della mano bianca, giocando con dolcezza, le nere orbite vuote! Voi non aspettatevi da me altro che disegni dell’impossibile che facciano gridare la solitudine e la disperazione!”…

Il diario di Hermes – giorno n. XIII

giorno n. XIII (fortuito destino)
– lezioni di positivismo –
E’ forse debolezza saper cantare?
e pensarsi unici?
e credere di calpestare la terra come un diritto
innato inalienabile?
e tenere nel pugno stretto il fazzoletto di tempo
a noi concesso, tastando il nodo
per un anniversario sepolto?
e mostrando i denti
sfidare la sorte
senza saper a chi inchinarsi
riconoscenti?
tutto è già stato detto
tutto già vissuto,
uno di noi non vale l’altro?
altri mille sosia
sapranno amare,
mentire e ridere e piangere come me, come te?
da sempre si ripete il fortuito destino
che tiene i fili
se c’è scampo, le illusioni gridano opache vendetta!,
se c’è speranza,
la cenere offusca gli occhi!
se c’è bellezza,
l’ingiustizia l’accompagna come sorella stringendole il grembo!
senza alzare il capo
periamo soli e confusi tra mille altri
abbiamo creduto a una nenia infantile:
come scavarsi la fossa in una scatola di biscotti
e inumarsi al suono del carillon –
ma in un vortice meccanico
la sgraziata ballerina ci invita
a prendere congedo dall’arrancante melodia che la muove
prima che silenzio soffochi le ultime note singhiozzanti
poiché non ha anima il suo cuore di metallo…
tu conoscevi il timbro nascosto
che poteva fare di me lo strumento perfetto,
e non solo uno scordato organetto
per caso ti ho incontrato
(o tutto era scritto?)
hai profferito le giuste parole
(perché credersi oracoli?)
astute manovre hai architettato (perché chiamarle arti magiche?)
alludendo a sogni gonfi di simboli (ma siamo sicuri che la veglia non suggerisca immagini che il sonno non concede?)
a vaghi segni (probabili tracce insignificanti che solo sotto il tuo occhio astuto si compongono?)
tutto un ordine, ordito intorno a me:
sapiente lavoro di ragno (o fata?)
un incanto che non inganna (o sì?) l’artefice
maligna coscienza che distanzia
(o innocente abitudine a mentire?)
per abbracciare senza ritegno,
tu, abituata a calcolare con godimento sadico,
– esperto meccanico di sentimenti –
ti ostini a fingere di aprire al mondo gli occhi
ogni giorno come se fosse il primo
con simulato sguardo di bambino
amavi creare intorno a te un alone oscuro per irretire gli stranieri e lasciarli sempre al confine con brama di essere ospitati – mentre la luce al neon stupra il tuo segreto che si mostra per com’è: oscena inflorescenza che segue il proprio cieco e millenario istinto (credevi forse che fosse unico e prezioso il tuo dono? non quel marcescente vezzo che neppure ti appartiene?)…