Autore: Daniele Baron

Daniele Baron [Pinerolo 1976] vive in provincia di Torino. Dopo una prima formazione principalmente scientifica, i suoi interessi volgono verso un ambito artistico e letterario. Nel 2004 si laurea con lode in Filosofia Teoretica presso l’Università degli Studi di Torino con una tesi su Jean-Paul Sartre. Dopo gli studi, trova lavoro come impiegato presso un Comune. È appassionato dell’opera del filosofo e scrittore francese Georges Bataille: per «Filosofia e nuovi sentieri» cura la pagina Batailliana; gestisce poi un sito completamente dedicato a Bataille. È anche scrittore e pittore: le sue opere sono reperibili in rete sia sul suo blog personale sia su altri portali.

Lacerto XVII

26 maggio 2018

L’abbassamento volontario, il degrado desiderato, la perversione ostentata e coltivata, sono forme per andare in alto. Il gioco dell’unione degli opposti estremi, di cui Bataille ci ha dato esempi mirabili, comporta questo: un movimento è anche il suo opposto. La caduta è dunque ascensione in questo mondo rovesciato.

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Lacerto XVI

19 maggio 2018

Ogni messianismo è bandito. Come anche ogni ritorno alle origini. La verità è tanto passata quanto futura perché sempre presente. Quanto meno è possibile nel presente in qualsiasi momento e per chiunque. Non sarebbe giusto nel caso fosse tutta futura o tutta passata. Proprio perché non può che darsi con il suo opposto non esiste un tempo in cui sia tutta presente così come un tempo in cui sia tutta assente. Solo nell’Ideale astratto può essere così. Ma la nemesi dell’idealista è il suo essere la più materialista delle persone.

Lacerto XV

A.Kiefer The Orderes of the Night, 1996

17 giugno 2017

Il particolare e contingente, il questo che è e c’è e che è così e così, ma potrebbe non essere ed essere altrimenti, sogna di diventare universale e necessario. Di più: essendo finito desidera di essere infinito. Il trucco filosofico o teologico sta nel riuscire nel gioco di prestigio della trasformazione del particolare in universale, del contingente in necessario, del finito nell’infinito. E del resto non è umano (forse troppo umano) considerare sotto questo aspetto le cose? Possiamo accettare davvero che il finito sia tale e tale debba rimanere per sempre? Abbiamo bisogno di questo gioco di prestigio.

Lacerto XIV

Rebis 01

23 marzo 2014

Il pensiero di Rebis è il pensiero sotto forma di desiderio. Il desiderio è già sempre doppio: tendere ad una cosa e insieme distogliersi da essa. Non è mai appagato. Il pensiero classico è basato sul principio di non contraddizione. Il pensiero di Rebis, invece, deve tenere in sé l’opposto e perciò deve vedere doppio, essere ebbro. Deve essere accecante e causare eccitazione. Infatti, la condizione per cui possa darsi Rebis è l’apertura che infrange l’identità e che riporta a primaab ovo.

 

Lacerto XIII

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3 dicembre 2016

Non ci si può soffermare troppo in prossimità di Rebis, pena la follia. Bisognerà solo sfiorarla anche nel discorso filosofico. Sfiorarla con miti, visioni, parole evocative. Certo occorrerà anche affrontarla prima o poi: spogliarsi di tutto e andarle incontro. Ridiventare poppanti al suo cospetto come davanti alla Madre. Un deserto lussureggiante ci attende al di là delle colline. Un’arsura rinfrescante solo se si pensa allo scorticamento. Ecco il punto: sarà uno scorticamento dolce, come una carezza materna.

Lacerto XII

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18 settembre 2016

Il principio è coincidenza tra essere e nulla. È il Dio mistico ed è anche l’assenza di Dio, la Notte. È un essere compenetrato del suo opposto. In apparenza è sé. Tuttavia è anche totalmente altro. Coincidenza tra Sé e Altro. Come possono coincidere se sono separati? Come può venire prima ciò che per logica è dopo? Il Due viene dopo l’Uno, eppure qui il Due è prima, l’Uno è solo apparenza.