Il diario di Hermes – giorno n. XXXII

francis bacon blood on the floor

[Francis Bacon, Blood on the Floor, 1976]

giorno n. XXXII (l’idea)

cosa distingue il cincischiatore, il rosicchiatore, il discepolo sempre prono in adorazione, il chiosatore, il saccheggiatore compulsivo dei testi altrui, il grigiotopo studioso ossequiante, occhialuto, il gobbo titillatore di ogni passione che sia stata già ridotta a carta, il cavillatore, il prosaico prosatore che come un dentista cava le parole dalla bocca altrui per farle proprie – dal creatore, dal Genio?
L’idea.
Non le idee, non i pensieri, non lo stile, non l’intelligenza, non la profondità, non le azioni, ma l’idea. Il vero creatore ha un’idea alla quale potrebbe sacrificare tutto, un’idea “sua”, nel senso che la tiene sempre presso di sé, la sente lì sempre presente, un’dea che sa che gli sopravviverà, che sarà ancora lì, che gli preesisteva, che forse non aspettava lui per venire al mondo, che può fare a meno di lui, e che tuttavia sarà lui soltanto ad esprimere; eccola lì, seducente e insieme abbagliante, da conquistare e da cui si è già conquistati, eccola lì, mai espressa nel modo adeguato, sua ossessione, suo rovello, sua unica gioia. Il creatore ha un’idea? Solo una, chiederete? Troppo poco, secondo voi? Sì solo una ed è già più che sufficiente, poiché in essa si racchiude tutto: infinite sono le sue manifestazioni e declinazioni; il creatore per costituzione è fautore del monismo più radicale possibile: deve ridurre a uno tutto l’universo e tutta la storia. Ha un’idea che esprime in una parola, in una formula. Esprimerla è una questione di vita e di morte, il resto può essere lasciato all’approssimazione. Lui stesso si dice a volte: troppo semplice! E tuttavia continua a ripeterla, a sognarla, a sentirla persino battere i battiti del suo cuore; in fondo non vuole portarla in piena luce, gli sembrerebbe di tradirla, crede, a buon ragione, che non tutto di essa potrà essere svelato e che forse l’essenziale non verrà a galla. Ma il solo averla sfiorata gli conferisce l’aura che lo rende salvo.
Al contrario, chi non ha un’idea, passione che lo muove dal primo vagito fino alla tomba, s’arrabatta dietro alle idee altrui, cerca di mondarle portandole a chiarezza, a volte artificiosamente aggiunge alla sottile brezza della creazione il lezzo del proprio fiato corto, a volte si accontenta di dire di non aver nulla da aggiungere e perciò ripete a più non posso gli altri, a volte ha la superbia di formica nel pretendere di comprendere il genio meglio che il genio stesso, a volte crede di essere intelligente dimostrando più memoria degli altri, infarcendo il suo discorso il più possibile di citazioni, riccorrendo spesso e volentieri all’autorità di altri; ha possedimenti che si perdono a vista d’occhio, che si espandono in superficie, ma nulla di tutto ciò è suo e mai potrà averlo con sé; ha l’abilità della scimmia nel simulare la passione o lo stile di chi ammira o di chi ha avuto successo; ha l’eloquenza giusta per tenere insieme idee che bisticciano l’una con l’altra come galli in un pollaio, ma non ha l’idea fissa del genio, del creatore.
Spregio al bolso studioso e lode al genio, dunque?
No. Tutt’e due le figure sono necessarie, come per un rivoluzionario sono necessari molti conservatori, così per un genio sono necessari molti filistei, e di sicuro nello stesso individuo s’intrecciano le due figure come voci della sua personalità; alla fine tutto sta nel capire a quale voce egli presti maggiormente orecchio…

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6 comments

  1. Ottima considerazione: l’affascinante parola tedesca Weltanschauung descrive benissimo quella che hai definito “idea” e che giustamente consideri espressione fondamentale della genialità.
    Un caro saluto
    Giuseppe

    1. Grazie Giuseppe per la lettura e per la tua attenzione al mio scritto. Che nasce anche come reazione di fronte a numerosi libri pubblicati che non dicono nulla, che annoiano già dalla seconda pagina.
      Un caro saluto
      Daniele

  2. l’idea come ossessione mi ha sempre spaventato. perchè mi riporta alle sanguinarie guerre avvenute nella storia, ai dogmi della chiesa, alle morti per eresie …
    quindi ben venga il genio che sa fare di un’idea la sua musa ispiratrice!

    ciao, mio carissimo Daniele 🙂

    1. Grazie Carla per la tua lettura.
      L’idea per il genio a tratti è assoluta, dogmatica, come una specie di religione, secondo me.
      Quello che volevo far rilevare è la differenza tra chi ha un’idea che spiega tutto e chi ha più idee non sue che cerca di mettere insieme arrabattando una “propria” visione del mondo.
      Un abbraccio
      Daniele

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