Mese: marzo 2015

Introduzione a Il diario di Hermes

kybalion

In occasione dell’uscita di un estratto de Il Diario di Hermes per il blog Words Social Forum ho scritto una introduzione che riporto qui:

Il diario di Hermes è ancora in fase di formazione, si compone per sedimentazione come una roccia, ha un principio e avrà una fine un giorno (non so indicare quando ciò potrà avvenire: forse sarà un compimento, più probabilmente sarà un distacco, un passaggio inevitabile ad altro, lasciando tutto sospeso nell’incompiutezza), non è nato come progetto. In un certo senso, può essere letto come una specie di strenua resistenza ad un progetto.
Difficile per l’autore dire che cosa sia. E per il fatto che è ancora in fieri, e per la sua natura specifica. Insieme è interessante, ora che i giorni si affastellano, cominciare a fare il punto, a guardarsi alle spalle.
Il titolo a prima vista suggerisce la composizione e vagamente l’argomento.
La composizione: sono pagine di un diario, si susseguono come pensieri di giorni successivi di un soggetto. La loro forma è congeniale per l’uscita come post del blog. Tuttavia, se leggiamo i giorni, il passaggio da un registro all’altro da un argomento all’altro, il fatto stesso che sembra che siano più voci a parlare e non un solo soggetto, ci fanno concludere che non è un vero e proprio diario, più che un diario intimo, di confessione e di autocoscienza, è una creazione di figure o di immagini esprimenti concetti e sensazioni. Nessuna confessione relativa ad un soggetto particolare, ma il tentativo di catturare, attraverso immagini, i sentimenti ed i concetti a cui mi preme dare vita, cercando di armonizzare registri e generi diversi. Non c’è sequenzialità, ogni giorno è a sé stante, un giorno può essere letto prima o dopo rispetto all’ordine indicato. Si potrebbe concludere a questo punto che non ha più senso chiamarlo diario, che non ha nulla a che spartire con l’idea che noi ci facciamo del diario. Non è così. Il punto di partenza è lo stesso del diario: un soggetto vuole esprimere ciò che sente e non è indifferente il fatto che i giorni siano pubblicati successivamente, uno alla volta. Insomma: la struttura formale è proprio quella di un diario, i giorni si accumulano uno dopo l’altro e la pagina bianca è il futuro ancora da scrivere.
L’argomento: se pensiamo ad Hermes come personaggio, automaticamente viene richiamata alla memoria la tradizione dell’alchimia e probabilmente per associazione anche l’ermetismo come tradizione letteraria (con la quale il mio diario ha poco a che fare). Anche qui, nonostante la presenza di simboli, di figure tratte dalla tradizione alchemica, nonostante la mia passione per quell’ambito spirituale, e le mie ricerche in quella direzione, non credo che si possa dire che il richiamo all’alchimia vada oltre la suggestione, dato che altri elementi si inseriscono. L’alter ego che mi sono scelto per questo scritto è sì caratterizzante, ma non vi è nulla di sapienziale, non vuole trasmettere o riprendere un sapere ben definito. Si può dire che la mia scrittura vuole riferirsi a quel sapere, trovandovi ispirazione e radici, ma per creare qualcosa di nuovo.
Ancora più difficile classificarlo in base al genere, proprio perché si alternano differenti generi: dalla riflessione, alla prosa poetica, alla poesia, al dialogo teatrale. Quando ho iniziato a scriverlo non avevo in mente sotto quale rubrica classificare la mia scrittura e poco alla volta, con l’accumularsi dei giorni, la libertà dal genere è diventata una delle spinte che mi ha portato a comporre ulteriormente e in modo differente da ciò che avevo composto fino a lì. Libertà dunque paradossale che mette capo all’abitudine alla variazione, al continuo spaesamento rispetto al già letto. Sarà inevitabile ripetersi, ammesso che io non l’abbia già fatto: dalla somma dei giorni compariranno degli stilemi che mi sono propri. Tuttavia, come regola prima mi sono dato quella della libertà di sperimentazione.
In conclusione, presentando un estratto dei giorni fino a qui pubblicati, al lettore pertanto offro una creatura ancora viva, frutto della libera sperimentazione della mia scrittura, un diario che dovrebbe essere un viatico di autocoscienza e spero, soprattutto, di godimento pari o superiore al mio nello scriverlo.
Forse è la scrittura stessa, nei suoi momenti migliori, la vera pietra filosofale.

[Per leggere il diario nella sua interezza clicca qui: Il diario di Hermes]

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Notte in pieno giorno

In occasione dell’eclissi di sole avvenuta oggi ripropongo una mia opera del 2011 (quadro su tela e scritto che lo accompagna) che è a tema.

mise en abîme

Notte in pieno giorno
mista su tela
50×60

Nella solitudine del pozzo popolata dalle sue visioni era un feto nell’utero. A lungo aveva atteso il momento in cui si sarebbero uniti nell’eclissi il sole alla luna ed ora assisteva incredulo al miracolo di poter contemplare nel nero della pupilla del cielo: pura luce che lo rendeva cieco. Rimase lì un’eternità, perdendosi nel vortice di fuoco dell’amore universale, sentì lacrime di gioia rigargli il viso: rinasceva finalmente, e ritrovava una moltitudine ad attenderlo, anime affini, fratelli e sorelle. Il suo pianto era un vagito, nelle viscere della terra e nel buio di una notte in pieno giorno si sentiva come nel grembo della madre, era investito dal mistero celeste più alto che splende come un sole nero.

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Il Diario di Hermes di Daniele Baron III° estratto

Ho l’onore di vedere ospite nel giorno dell’eclissi su Words Social Forum un terzo estratto de “Il diario di Hermes”.

Words Social Forum

“Il diario di Hermes” è ancora in fase di formazione, si compone per sedimentazione come una roccia, ha un principio e avrà una fine un giorno (non so indicare quando ciò potrà avvenire: forse sarà un compimento, più probabilmente sarà un distacco, un passaggio inevitabile ad altro, lasciando tutto sospeso nell’incompiutezza), non è nato come progetto. In un certo senso, può essere letto come una specie di strenua resistenza ad un progetto.
Difficile per l’autore dire che cosa sia. E per il fatto che è ancora in fieri, e per la sua natura specifica. Insieme è interessante, ora che i giorni si affastellano (sono giunti a XXXI), cominciare a fare il punto, a guardarsi alle spalle.
Il titolo a prima vista suggerisce la composizione e vagamente l’argomento.
La composizione: sono pagine di un diario, si susseguono come pensieri di giorni successivi di un soggetto. La loro forma è congeniale per…

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Il diario di Hermes – giorno n. XXXII

francis bacon blood on the floor

[Francis Bacon, Blood on the Floor, 1976]

giorno n. XXXII (l’idea)

cosa distingue il cincischiatore, il rosicchiatore, il discepolo sempre prono in adorazione, il chiosatore, il saccheggiatore compulsivo dei testi altrui, il grigiotopo studioso ossequiante, occhialuto, il gobbo titillatore di ogni passione che sia stata già ridotta a carta, il cavillatore, il prosaico prosatore che come un dentista cava le parole dalla bocca altrui per farle proprie – dal creatore, dal Genio?
L’idea.
Non le idee, non i pensieri, non lo stile, non l’intelligenza, non la profondità, non le azioni, ma l’idea. Il vero creatore ha un’idea alla quale potrebbe sacrificare tutto, un’idea “sua”, nel senso che la tiene sempre presso di sé, la sente lì sempre presente, un’dea che sa che gli sopravviverà, che sarà ancora lì, che gli preesisteva, che forse non aspettava lui per venire al mondo, che può fare a meno di lui, e che tuttavia sarà lui soltanto ad esprimere; eccola lì, seducente e insieme abbagliante, da conquistare e da cui si è già conquistati, eccola lì, mai espressa nel modo adeguato, sua ossessione, suo rovello, sua unica gioia. Il creatore ha un’idea? Solo una, chiederete? Troppo poco, secondo voi? Sì solo una ed è già più che sufficiente, poiché in essa si racchiude tutto: infinite sono le sue manifestazioni e declinazioni; il creatore per costituzione è fautore del monismo più radicale possibile: deve ridurre a uno tutto l’universo e tutta la storia. Ha un’idea che esprime in una parola, in una formula. Esprimerla è una questione di vita e di morte, il resto può essere lasciato all’approssimazione. Lui stesso si dice a volte: troppo semplice! E tuttavia continua a ripeterla, a sognarla, a sentirla persino battere i battiti del suo cuore; in fondo non vuole portarla in piena luce, gli sembrerebbe di tradirla, crede, a buon ragione, che non tutto di essa potrà essere svelato e che forse l’essenziale non verrà a galla. Ma il solo averla sfiorata gli conferisce l’aura che lo rende salvo.
Al contrario, chi non ha un’idea, passione che lo muove dal primo vagito fino alla tomba, s’arrabatta dietro alle idee altrui, cerca di mondarle portandole a chiarezza, a volte artificiosamente aggiunge alla sottile brezza della creazione il lezzo del proprio fiato corto, a volte si accontenta di dire di non aver nulla da aggiungere e perciò ripete a più non posso gli altri, a volte ha la superbia di formica nel pretendere di comprendere il genio meglio che il genio stesso, a volte crede di essere intelligente dimostrando più memoria degli altri, infarcendo il suo discorso il più possibile di citazioni, riccorrendo spesso e volentieri all’autorità di altri; ha possedimenti che si perdono a vista d’occhio, che si espandono in superficie, ma nulla di tutto ciò è suo e mai potrà averlo con sé; ha l’abilità della scimmia nel simulare la passione o lo stile di chi ammira o di chi ha avuto successo; ha l’eloquenza giusta per tenere insieme idee che bisticciano l’una con l’altra come galli in un pollaio, ma non ha l’idea fissa del genio, del creatore.
Spregio al bolso studioso e lode al genio, dunque?
No. Tutt’e due le figure sono necessarie, come per un rivoluzionario sono necessari molti conservatori, così per un genio sono necessari molti filistei, e di sicuro nello stesso individuo s’intrecciano le due figure come voci della sua personalità; alla fine tutto sta nel capire a quale voce egli presti maggiormente orecchio…