Il diario di Hermes – giorno n. XXXI

[The Gray Tree, Mondrian, 1912]

[The Gray Tree, Mondrian, 1912]

giorno n. XXXI (poeta, mio malgrado)

impiccato al silenzio
ti sei fatto poeta
tuo malgrado,
dover cantare i fiori, i tramonti, lo struggimento,
l’andare a capo prima del margine del foglio, odiavi,
a nulla di già paragonato il tuo amore
volevi avvicinare,
eppure le parole s’impiastricciavano
nel dolce del sentimento,

spregiavi la carezza del vento,
odiavi osannare la bellezza,
desideravi immaginare l’orrore come
comoda salvezza,
al calcolo avresti sacrificato
avventure e ricami,
al numero il sogno,
al segno chiaro e univoco la rima
e ti sono nati versi vaghi
salmodianti, arrugginiti
e garruli ritornelli.

E ti commuovi adesso come un vecchio
che ha smarrito il bandolo e sopravvive
ora che il tempo scivola in dispendio
e meraviglia. Non pensa
se è saggio
a ciò che ha avuto, ma spreca
gli ultimi anni, mesi, giorni
sgravato dagli artigli del quotidiano
immerso nella pace dell’attesa
noncurante
dell’ultimo soffio
che può venire di maggio
quando la fioritura stormisce
con chiasso e ferocia.

Ma lui sa che tutto si ripete
dopo il primo vagito
anche l’accidia e l’angoscia
la sofferenza sorda anche e la gioia inattesa
a nulla vale la saggezza, nessun distacco è ammesso
e lui sa che ogni affanno è vano
come pure ogni ammonimento
tanto tutto si ripete lo stesso…

E allora mi sia concesso essere poeta,
mio malgrado,
e di scrivere parole vaghe
per sfuggire al mutismo di quella vita
che non concede bis o ripasso…

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