Mese: ottobre 2014

Il diario di Hermes – giorno n. XXIII

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giorno n. XXIII (ebbrezza)

vediamo ergersi davanti a noi tutte le cose che ci circondano, pensando di sapere esattamente cosa siano; o meglio: se anche non sappiamo nulla di esse, abbiamo almeno una certezza incrollabile su di loro: che esse sono sé stesse. Quella pianta, quel tratto di strada, quel passante, forse li conosciamo vagamente, forse non ne sappiamo nulla, forse non ne conosciamo il nome specifico, ma solo quello generico, tuttavia siamo tranquilli quando riusciamo ad identificarli, a poter dire almeno che sono sé stessi e non altro da sé. Questa certezza, che è in fondo ciò che distingue il sogno dalla veglia, è quella che fa sì che al mattino scendendo dal letto sappiamo di poggiare il piede sul parquet e non su un tappeto di vermi brulicanti e viscidi, di poterci alzare ritti in piedi e non di precipitare in un baratro senza fondo…
Ma se invece fosse importante esaltare la visione sfocata, la visione ebbra, se vedere doppio fosse la vera essenza della visione? Ogni cosa sarebbe sé stessa e altra da sé pur rimanendo sé stessa… Ecco sì, l’ebbrezza come percezione della superficie che non nasconde profondità, ma che crea increspature, dove sotto e sopra non contano più, dove si confondono alto e basso, dove la chiarezza sfuma in una ineffabile confusione rilevatrice del brodo primordiale del linguaggio fatto di corpi schiumosi e di bave millenarie prive di vergogna e di misericordia, dove addormentarsi nel sogno sarà svegliarsi in veglie di allegra disperazione, dove i fondali di cartapesta del mondo saranno la scena ideale per un recita improvvisata, dove sarà facile fare del greto di un fiume il proprio letto, dove i compagni complici saranno attanagliati da una solitudine formidabile, dove il cinismo e la frenesia saranno la medicina per ogni timore, dove ogni vagito sarà preso per saggezza, dove non conterà più il confine dell’epidermide tra i corpi per poter dire mio e tuo, ma tutto sarà in comune per un piacere cristallino che lascia un retrogusto di morte…
Ciò che veramente conta è l’ombra che striscia dietro le cose, la notte in pieno giorno che solo l’eclissi può raffigurare con esattezza. A lungo attenderemo il momento in cui si uniranno il sole e la luna per assistere increduli al miracolo di poter contemplare nel nero della pupilla del cielo: pura luce che renderà ciechi…

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