Il diario di Hermes – giorno n. XXII

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[Nel Labirinto ® 2011 Daniele Baron]

giorno n. XXII (labirinto)

…nelle geometrie di perdizione del labirinto l’angoscia e la sospensione donano un’ebbrezza rara che i più consigliano di fuggire. Non sappiamo cosa ci conduca a vagare nel labirinto: forse il fatto che lì il raggio di luce, chiuso nella notte, penetri con la forza e l’accecante oscenità del fallo in erezione. Il buio gode nell’essere violato e nel mostrare nella penombra le sue parti più basse e nascoste, nel farne dono come del suo più prezioso gioiello, come l’unica via, per quanto maledetta, verso il cielo e l’assoluto. Anche l’orrore, anche le più arcaiche pulsioni, hanno uno splendore inconfessabile che ci mette in contatto con il fondo di tutte le cose. Ci inginocchiamo davanti all’assoluto: non possiamo far altro che gemere e pregare – non possiamo spiegarcelo, siamo presi, rapiti, in un fuoco che illumina e insieme rende ciechi. Dobbiamo disperare di conoscere alla luce del sole una verità che ama gli anfratti, che ama la trasgressione alle regole della normale sintassi, l’abbandono al delirio, alla frenesia inspiegabile e incontrollata del gioco delle parole e delle idee, del tutto simile al rincorrersi pazzo ed infantile degli amanti…

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3 comments

  1. purchè non ci risucchi …

    mi piacciono i labirinti quando posso seguirne la trama come fili preziosi di un tappeto orientale…
    sapere che esiste un’uscita, è un respiro.

    ciao Daniele, un abbraccio

  2. Borges scrisse: “è un edificio costruito per confondere gli uomini”.

    Perplessità e complessità, l’evoluzione dall’antichità ad oggi è notevole, è oltremodo affascinante l’assenza del limite; c’è da chiedersi se oggi, ci renda più o meno liberi.

    Un saluto
    Tiziana

    1. Grazie Tiziana per le tue considerazioni e per l’apprezzamento al mio giorno del diario.
      È interessante ciò che dici, anche se c’è anche un’arte dell’oltrepassare il limite che lo lascia intatto: la via credo più “umana”, a metà tra l’assenza di limite e la costrizione che lascia impotenti e vuoti. L’assenza di limite affascina, ma non rende più liberi. Il limite è sempre eteronomia per un individuo libero. Una contraddizione che è la stoffa dell’uomo.
      Un caro saluto.
      Daniele

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