Il diario di Hermes – giorno n. XXI

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[Pierre Klossowki, Socrate interrogeant le jeune charmide]

giorno n. XXI (il Fuori come verità del dentro)

quando non si hanno altri argomenti, quando si vuole cercare una fortezza inespugnabile, quando inermi vogliamo affermare per paradosso la nostra forza, quando in catene vogliamo pensarci liberi, quando schiavi vogliamo raffigurarci signori, ecco allora che ci rivolgiamo al tribunale di ultima istanza, tribunale che può assumere e che ha assunto diversi nomi, diverse nature, diverse facce, ma che alla fine tutti concordano nel localizzare dentro, nell’intimità. Anima, Coscienza, Sentimento, Ragione, Sensibilità, infiniti nomi sono stati dati a questo intimo. Non voglio dire che siano tutti la stessa cosa, ma il loro minimo comun denominatore è di essere dentro; se anche in passato si è decretato che in un luogo individuato e specifico doveva trovarsi l’intimo, tanto che avremmo potuto toccarlo, nel cuore nel cervello ad esempio, presto si è compreso che esso sfugge sempre alla localizzazione definitiva, poiché non coincide con un organo particolare del corpo. L’intimo ha la paradossale natura di essere in luogo e insieme di non essere lì. E ne sospettiamo il motivo: il senso ultimo della sua topica atopia è di sottrarsi a questa terra. Non vorrei, tuttavia, qui urtare le sensibilità dell’animale evoluto Uomo e l’alta opininione che questi ha di sé, perciò procedo con cautela; spesso nobili veli nascondono sordide villose protuberanze e marcescenze, deiezioni mal sopportate e vergognose, levarli senza delicatezza potrebbe farci sembrare bruti. Ho provato anche io a cercare, a frugarmi dentro, come tutti convinto di trovare chissà quali ricchezze. Quanti ho sentito dire: lì sta la verità, cercala! Lì sta l’amore, cercalo! Lì stanno la bellezza, la giustizia, la forza, la dignità, la ragione, la coscienza o la sua voce e chissà quante altre cose… E allora per un po’ mi avete convinto, anche io mi sono rintanato in me stesso, anche io mi sono sentito prezioso e unico in virtù del mio ineffabile “dentro”, anche io ho voluto costruire una torre d’avorio dove ascoltare solo il suono della mia voce, anche io ho pensato alla perdita del mio dentro come a una perdita terribile, anche io ho voluto abbracciarmi per diventare impermeabile e saggio, anche io ho pensato che la scrittura dovesse essere il liquore distillato dal rimuginare del dentro, anche io pensato che fosse un mio diritto assoluto perdermi nel labirinto del dentro e non lasciarvi entrare alcuno; l’intimo ha la capacità alchemica di tramutare una cosa nell’altra: oh quanta perfezione ho creduto di trovare nell’imperfezione!, quanta saggezza nella stupidità!, quanta umiltà nell’egocentrismo!, quanta bellezza nei calli dei miei piedi! E poi mi è stato insegnato che il mondo, tutto l’universo, doveva trovarsi proprio lì dentro. Infatti, mi dicevano: prova a guardare una pianta, prova a tuffarti in un fiume, prova a lavorare per ore e ore, sei sempre tu che guardi, sempre tu che usi il tuo corpo come strumento, sempre tu che decidi o meno di fare o non fare, tu non puoi mai sparire, il tuo “io” ti accompagna sempre, rimane sempre accanto ad ogni oggetto, ad ogni emozione, ad ogni pensiero.
Convinto da tali ragionamenti, ho pensato dunque che fosse necessario basare ogni certezza sull’intimo che è bastante a sé e non ha bisogno di altro. Che cosa straordinaria dovevano ancora udire le mie orecchie! In quell’intimo si troverebbe addirittura Dio! Dio parla a tu per tu con l’intimo, con la tua coscienza, ti sussurra all’orecchio, Dio pensa sempre a te in virtù del tuo dentro! Nel tuo dentro ci sarebbe un passaggio, una porta, per Dio, lì ci sarebbe una luce particolare che viene da Dio. Dopo tutte queste mirabolanti qualità chi di voi non cederebbe e non si lascerebbe convincere?
Eppure rieccomi qui con un pugno di mosche, ho cercato in quel dentro e non vi ho trovato nulla, nulla se non un vento fortissimo che conduce fuori. Non starò qui a raccontarvi come ad una ad una siano cadute tutte le verità, come sotto il disinteresse si nasconda l’interesse, come sotto il nobile si nasconda l’ignobile; dico solo che è salutare, sano, da benedire, tutto ciò che contraddice con asprezza la melassa del dentro, dell’intimo, che ha fatto cariare tutti i denti al sapere millenario dell’Uomo. Ben venga la benedizione di ciò che finora era stato sempre maledetto! Ben venga la ferocia che mostra all’animale evoluto Uomo il suo stato di infermità e minorità e la nostalgia giusta per ciò che ha preceduto la sua presunta evoluzione!
Occorre ora svelare ciò che si è tentato sempre di nascondere: il vero senso dell’intimo, del dentro, vale a dire il senso volgare; l’intimo designerà in senso proprio e vero solo le parti considerate basse, lì sta la verità dell’intimo, non nel cuore o nel cervello, ma nel pene, nell’ano, nella vagina! Vagina ano e pene saranno l’espressione propria dell’intimo, come ogni parodia intuisce, come ogni carnevale sa, e insieme saranno il veicolo per condurre fuori. E in fondo tali sono sempre stati. Provate a leggere tutte le esortazioni a cercare dentro di sé come inviti all’autoerotismo, provate a pensare a ogni discorso sull’anima come semplice espressione di desiderio represso di frenesia amorosa, provate a ridurre ogni pensiero ai dati biologici e fisici del soggetto; vi verrà da ridere o da sorridere, ma avrete anche la percezione di quanta menzogna avete dovuto sopportare finora. È ora che il Fuori faccia valere tutti i suoi diritti: lì nel fuori l’individuo sarà solo per essere moltiplicato e disperso nell’universo, le cose si muteranno gioiosamente una nell’altra senza badare alla logica bolsa dell’Uomo e al suo bisogno di identità: il “divenire altro” sarà un modo semplice per esprimere il coito universale delle cose, essere altro da sé diventerà segno di eccitante annientamento di ogni stare in sé e così, solo così, s’invererà l’anelito all’intimità che da sempre ha caratterizzato la nostra storia…

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3 comments

  1. essere dentro – l’intimità – è una cosa che non necessariamente va resa pubblica, perché la sua bellezza sta proprio nel celarsi allo sguardo, nel mantenere il suo segreto.
    l’attributo non va esiibito come uno scettro, ma va conosciuto con delicatezza, con sensibilità…
    il dentro esiste, il difficile è portarlo a galla con moderazione.
    e poi è così complesso, il dentro…pensa a una persona timida, vorrebbe esternare il minimo indispensabile e non riesce, è costretto a tenersi tutto dentro, anche la rabbia…pensa all’eruzione al momento dello sblocco….sarebbe quasi pericolosa.

    molto intrigante il dipinto che hai scelto, Daniele

    a presto

    1. Ciao Carla perdona la mia tardiva reazione, ma sono stato preso da impegni che finalmente ora mi lasciano un po’ di pace.
      Ti ringrazio per le tue considerazioni che sono molto interessanti e sono felice che tu abbia apprezzato il quadro di Klossowski.
      Il mio testo ha un senso paradossale e provocatorio, forse il concetto di “intimità” si presta più ad una interpretazione psicologica, che non nego essere possibile e importante, ma non è l’unica né la principale ai miei occhi. Il senso principale che il mio testo vuole veicolare è filosofico: riguarda infatti il fuori (l’uscita da sé, soprattutto attraverso l’erotismo) come verità del dentro.
      Un abbraccio
      A presto

  2. ho fatto un pò di errori, scusami…pensavo anche di aggiungere che questo tuo dire si dovrebbe sperimentare, per vedere l’effetto della – verità – sulle persone che vivono nel compromesso….

    (ci sarebbe da divertirsi 🙂

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