Il diario di Hermes – giorno n. XX

redon.spirit-waters

[Odilon Redon, L’esprit gardien des eaux, 1878]

giorno n. XX (necessità e contingenza)

non si fa altro, non si è mai fatto altro, che insistere sulla libertà: libertà di agire, libertà di dire, libertà di amare, libertà di non fare, libertà di non dire, libertà di odiare, libertà di stare al gioco e poi di abbandonarlo, libertà di criticare, libertà di ribellarsi al giogo, nei casi più perversi anche libertà di sottomettersi, libertà di essere agiti. Ma chi si è mai posto il problema di giustificare questo che appare un desiderio? Di contro: non può darsi qualcuno che esalti il contrario, che voglia insistere sulla nostra costrizione, sull’assenza di libertà, sul meccanicismo? Il destino spesso è arrivato ad accarezzare e consolare l’uomo di fronte al dato di fatto difficile da accettare. La costrizione è sempre parsa negativa, invece, e in ultima analisi la predestinazione e la libertà sono sempre entrate in contrasto. C’è sempre stato il problema di comprendere: come conciliare la nostra libertà con altro. Con il volere di Dio. Con la Provvidenza. Con le leggi della natura. Con la Legge. Eccetera. Di certo, verrebbe additato dalla folla, diverrebbe oggetto di disprezzo, gli sputi lo ricoprirebbero, chi desiderasse oggi di non voler essere libero, chi esaltasse la condizione dell’assenza di libertà. Eppure come semplice esercizio proviamo a pensare ad un uomo nato in preciso giorno, perché allora doveva nascere, che sa già quali malattie lo aspettano, sa già quali gioie e quali dispiaceri lo accompagneranno, sa già quando e perché morirà, sa tutto questo e insieme sa che è irrimediabile. Ci potremmo domandare: se accadrà in modo necessario, come è possibile che non sia già? In un certo senso tutto ciò che noi sappiamo è già da sempre per l’eternità. Non potrebbe essere altrimenti. Se noi sappiamo già ciò che accadrà, nel senso che non potrà essere altrimenti, ciò che accadrà è sì possibile, nel senso che non è ancora successo, ma insieme è necessario, nel senso che accadrà senza la possibilità che non accada. Chi sapesse tutto come Dio, dunque, impazzirebbe a pensare a ciò che non è come ciò che, in fondo in fondo, è già. Tuttavia questa situazione sarebbe priva di ansia, di angoscia, di timore, di speranza. Tutto sarebbe, perciò, già da sempre per l’eternità. Insieme, tutto accadrebbe come nuovo, contingente. No, non è l’ignoranza delle cause che ci fa credere di essere liberi, mentre non lo siamo, ma sarebbe la conoscenza esatta di tutto ciò che è che ci permetterebbe di conciliare libertà e necessità. Tutto ciò che è dall’eternità accadrebbe senza necessità, libero, come un superfluo di più che nulla aggiunge a ciò che è già lì dato, necessario. Sarebbe una finzione? Se è già, come può accadere di nuovo? La soluzione è data da questa semplice affermazione: ciò che è dall’eternità diviene, non è ciò-che-è e insieme è ciò-che-è, ogni azione che compiamo, ogni più piccola cosa che ci riguarda, senza escludere nulla, quelle reputate basse, ridicole, inutili, è nuova e insieme ripetuta eternamente (era già lì prima che accadesse, in quel preciso luogo, da sempre, e noi in fondo lo sappiamo), perciò incredibilmente ineluttabile e fortuita, quasi come un miracolo…

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10 comments

  1. Condividiamo diversi concetti e referenti. La coppia contingenza-necessità, così decisiva per la politica moderna, diventa questione effettivamente radicale solo se pensata sopra un piano ontologico. Differenza e ripetizione, appunto. Resta un problema classico della filosofia, anche quando la filosofia – tutta presa oggi del demone imbecille dell’attualità giornalistica – preferisce distrarsi occupandosi di altro.

    1. Grazie mille Humani Instrumenta Victus per la lettura e per le tue considerazioni che condivido. Oggi si danno per scontato alcune cose e cade nell’oblio la presa di posizione che ne sta alla base. Il compito che mi sono posto è proprio quello della messa in questione. Messa in questione che deve attingere al piano ontologico per essere veramente radicale. Mi fa piacere constatare che condividiamo concetti e referenti.
      Grazie ancora per la tua attenzione.
      Daniele

      1. e ci sovvien l’ eterno e le morte stagioni…
        nel sovvenire non ci resta che essere i pazienti di noi stessi? la morte è la libertà? la nascita ci libera da un posto dove eravamo prigionieri o ci scaraventa in una prigione?
        non siamo nemmeno liberi di nascere perché è nelle previsioni di un maschio e di una femmina ‘ a caso’ che si mettono insieme e confezionano un bell’ essere umano provvisorio – che poi generalmente tortureranno con l’ educazione la morale eccetera credendolo di loro proprietà – secondo leggi di sopravvivenza della specie. la coppia però a differenza degli animali che eliminanoi loro piccolii se non possono occuparsene o perché malati e incapaci di cavarsela in natura – ha la ragione e può scegliere di non far nascere un essere… è questa la vera libertà? ma resta comunque una libertà decisa da altri e anche quando si crede di essere ‘ decisi ad essere liberi’ fino a che punto? quale metro sposta i confini sopra tutti gli altri in tema di libertà? l’ artista è il più libero di tutti? o quello che sta messo peggio se c’è poi, un peggio… le mie sono provocazioni sommarie e forse volgari, che con la filosofia spesso alterco e alterno momenti di interesse profondo e momenti di nausea.
        un saluto Daniele e ai tuoi ospiti.
        paola

  2. la questione della libertà è una questione all’apparenza semplice, solo chi è superficiale riesce a goderne gli effetti illusori, in realtà il vero essere libero è colui che sa accontentarsi di ogni cosa, colui che sa attingere dalle cose più semplici la gioia di poterle conoscere.
    mi viene in mente chi si isola, lontano dalla società, per coltivare il suo orto senza essere disturbato…lo so che sembra egoista, ma l’egoismo è anche prendersi cura di sè, dei propri desideri, del proprio destino.

    ciao Daniele, molto bella la grafica della tua nuova dimora, molto bella l’immagine.

    a presto

    1. Grazie Carla per la tua presenza qui e per avere apprezzato la mia nuova dimora.
      La necessità di isolarsi dal mondo va di pari passo con il ritorno all’origine, io penso, ritorno nel grembo materno. Il mondo appare in tal caso come degrado e decadenza e si sente il bisogno di concentrarsi su di sé. Non è egoismo, ma fiducia in un nucleo intatto di libertà interiore e comunque circoscritta. Anche questa fiducia è una fede che deve essere, secondo il mio punto di vista, sottoposta a dubbio radicale.
      A presto
      Daniele

  3. @ Paola Grazie mille per la tua lettura e per le tue interessanti considerazioni che sono intonate con la parafrasi iniziale leopardiana. Sono riflessioni di certo non volgari e anzi sommamente filosofiche, che credo siano in linea con il dubbio sulla libertà iniziale del mio pezzo. E infatti molti danno per scontata la libertà, mentre il pessimismo che qui sembri incarnare ha il merito di metterla in discussione. Sia in un caso che nell’altro credo che giochi un atto di fede: credere o non credere nella libertà. Il mio pensiero, forse impossibile, che si possa conciliare il nuovo con ciò che era già lì eternamente, tramite il divenire, la differenza e la ripetizione, nasce dalla scoperta di questa fede e la volontà di metterla in discussione adottando un altro punto di vista. Questo punto di vista non lo propongo come soluzione, ma come dubbio radicale, come esperimento di pensiero, qui.
    Un caro saluto

  4. la libertà muore se l’uomo muore e personalmente penso che sia morto da tempo, a se stesso prima che ad ogni altro. Si atteggia si pavoneggia si riflette e minuetta ma non ha relazione né con se stesso né con chiunque altro che è ego in moltiplicate dimensioni. Casa non è per sé l’uomo e abbisogna di altri per costruirsi sulle schiere palazzi e poi necessita di morti per vedersi vivo, lui già spento, cadavere dentro la bara del tempo, senza comprendere cosa sia il libero restando a mala pena uno schiavo che sogna d’essere liberto. Grazie per le riflessioni. f.f.

    1. Grazie Fernirosso per il passaggio sul mio blog e per le tue considerazioni in buona parte condivisibili: la pretesa difesa della libertà da parte dell’uomo spesso non è altro che vanità.
      Daniele

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