Il diario di Hermes – giorno n. XVII

    giorno n. XVII (specchio)

PREAMBOLO

    per chi è serio, gioco allo specchio | mi specchio nel gioco serio
    che essere dovrebbe la poesia | poesia dovrebbe essere
    ciò che scriverò? | Scriverò ciò che
    l’imprecisa simmetria del verbo e degli equivoci nomi porterà con sé | se la simmetria imprecisa del verbo e dei nomi – equivoci porterà con
    sé, altro non avrò fatto che poesia | altro da poesia avrò fatto se
    applicare leggi vorrò. | Vorrò applicare te che leggi, 
    se godimento ti dona, al labirinto di questo mostro partorito dalle parole | mostro alle parole il godimento che il loro labirinto dona
    quando si librano dal senso univoco. | Librano, invece, il senso univoco
    e il bisogno di peso! | Peso il bisogno
    di immaginazione, di sogni, di vita, e batto ricevuta in versi | tu versi l’immaginazione ricevuta nei sogni della tua vita, io batto 
    finalmente in ritirata e lascio la parola al riflesso dei segni.

SPECCHIO

amo la circonfusa luce | di luce circonfusa l’amo

in un porto ignoto di brace e respiro la cenere | porto la cenere della brace e il respiro ignoto

ma sempre vivo nel mondo desolato | mondo il vivo ma sempre dal desolato

tramonto di speranze messe alla porta | porta speranze alle messe del tramonto

il volto del cielo arrossito per una muta di sogni | sogni muta il cielo e arrossito in volto

io albergo presso il volo del tuo sguardo, vago riparo all’orizzonte | vago con lo sguardo all’orizzonte ma volo al riparo-albergo

dolce della tua cucina dove, ospite, consumo il tempo | il tempo ospite cucina un dolce che consumo

come dono della festa a sorpresa: la vita | dono la vita alla sorpresa della festa

di bagliori sospesi al presente, senza bisogno di trama | trama bagliori, al bisogno, il presente senza sospesi

e porta l’abbandono al corpo silente | abbandono il corpo attraverso la silente porta

all’aria muta dell’abisso di tutto ciò che è | e tutto ciò che muta l’abisso nell’aria

rarefatta delle cime è la vertigine della caduta resa identica all’ascesa | …

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4 comments

  1. L’intelligenza si manifesta spesso tramite processi ricorsivi, giochi, anche virtuali di specchi, mise en abyme. E i geni nella maturità tendono ad avere il volto somigliante. Cfr. book (amazon) di Ravecca Massimo. Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo.

  2. Grazie Gabriella per il tuo pensiero e per il rimando interessante a quel libro.
    La riflessione è anche riflesso, specchiarsi, e sdoppiamento nello stesso che può essere abissale e vertiginoso “mise en abime”.
    Un caro saluto.
    Daniele

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