Il diario di Hermes – giorno n. XV

giorno n. XV (il tiepido)

– ultimo tributo al Romanticismo –

nella venerazione dei grandi,
il tiepido ignora le leggi fisiche
del gusto e della vita:
per esempio
l’osmosi non funziona dal genio al filisteo –
del resto mai il “giusto” vorrebbe avvicinare la piena
e patir l’esondazione nei suoi campi arati…
meglio a tempo debito innalzare statue, lastricare
altari dorati per genuflessioni
e arcuare la schiena
ben vengano acclamazioni post mortem dell’empio, del reo,
meglio tributare onori a distanza, quando
né calda né fredda pesa sullo stomaco dell’eterno
l’opera del trapassato.

Oh bell’oggetto che potete
incollare, misurare, con principio e fine, compimento –
la sua vita –
oh bell’oggetto già polveroso
s’indovina tra le dita il giallo delle pagine, il catalogo,
l’etichetta, la forma, il sunto, il levigato che s’alza dalla materia,
l’immacolato che solletica il palato,
l’imponderabile che non conosce fatica
biografia, si può sciorinare il “nacque…scrisse…vide…sposò…morì”,
oh bell’oggetto – la vita inscatolata!
il sempiterno valore
l’universale smunto e anemico
che in un motto si può riunire.
Che sollievo saperti così!
Oh bell’oggetto la tua opera
che darà da rosicchiare e ruminare per secoli
esegesi di esegesi di singoli tozzi del tuo troncone
scia di bava su bava per ragnatele intorno a te
confusione di nomi e segni, uno sciame di api
valorosi discepoli refrattari alla creazione
compitano le orme della tua via…
Oh begli oggetti le tue azioni già pronte
non più osare ripeterle dovete
la tua ombra – dolce riparo
i tuoi tormenti – un motivetto che commuove
durante la lunga digestione del dopopranzo,
i tuoi amori – un romanzo sentimentale…
Oh faro per barche già sonnecchianti nel porto!
Oh rigor mortis così ben rilegato da stare sullo scaffale!
Oh bell’oggetto che ama la compagnia dei topi…

Pensa, o tiepido – invece – al sudore, alle sue labbra spaccate
ai suoi occhi cupi rosi, alla puzza della sua carne,
al suo sorriso stanco e torto e sfuggente!
Meglio un po’ di nausea corretta, dopotutto, tu pensi
due compresse la sera per digerire
meglio l’acidità sovente ben sopportata
che vomitare incenso
per sacralizzare la propria vita,
meglio mangiare in bianco
che gustare i cibi innominabili e complicati
meglio un po’ di limonata
che bere veleno denso che brucia polmoni e cuore,
meglio il sonnellino che la veglia ispida della sua anima pazza,
una bonaccia serotina meglio che una mattinata d’ebbrezza,
pensa il tiepido…

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3 comments

  1. trovo attraente e interessante riflettendo anche su certe mie considerazioni o virate brusche degli ultimi tempi quanto hai posto qui in scrittura. vedo il sottrarre ' burocrazia codificata', persino una volontà a deprivare di burocrazia opportunistica gli antenati modelli fuorvianti alla coorte del Karma e vedo il tentativo di evocare – creare – dichiarare la pagina di vento dove l' essenza, la natura trasparire nel vero nelle cose, a sua volta cossa, non è ahimé la non-misura a cui l' uomo dovrebbe abbandonarsi. ecco l' immagine: pagina di vento, nemmeno bianca. l' istante, il tempo orizzontale.
    sono sensazioni come sempre mi permetto di ripetere, suggestioni. opinabili. sorrido…
    caro saluto
    paola

  2. Grazie mille Paola per queste interessanti considerazioni che hai scritto. La tua lettura è suggestiva, soprattutto lì dove scrivi del tentativo di evocare la pagina di vento, una pagina non bianca, ma già percorsa, già orientata. E ancora: mi piace l'idea che ti è venuta leggendo che qui si vuole sottrarre “burocrazia codificata”: certamente, il convenzionale, il codice, è ciò che deve essere spazzato via dalla creazione.
    Sebbene ci sia da parte mia un certo distacco ironico nel sottolineare che questo è un portato del Romanticismo (proprio perché sono consapevole dell'eredità necessaria), insieme non posso non riconoscerne la verità. Verità che amaramente s'impone.
    Grazie ancora per esserti soffermata e per la tua originale, come sempre, e perciò ancora più preziosa, lettura.
    Un caro saluto
    D.

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