Il diario di Hermes – giorno n. XIV

giorno n. XIV (un veggente)

“Che ne sapete voi del dono prezioso che mi ha investito? Cosa credete che sia quella vile abilità che a prezzo stracciato ho comprato al mercato? E’ una maledizione! Una maledizione che mi ha quasi sempre impedito di parlare e di dire, che mi ha fatto strappare da solo gli occhi dalle orbite, che dalla cantina più buia mi ha fatto anelare la luce, come un poppante il latte del seno materno. Non sapevate della mia cecità? Il mio accecamento nasce dal tentativo di seppellire nell’antro più buio della caverna il raggio abbagliante. Non sapevate che le mie visioni sono complicate trappole luminose che cercano di condurre in un pozzo? che sono forgiate, dalla mia mano ruvida e terrosa, nella fucina dell’oblio? A me, condannato e infetto, a me! povero idiota, la bellezza bacia la fronte e ripassa in circolo con il dito della mano bianca, giocando con dolcezza, le nere orbite vuote! Voi non aspettatevi da me altro che disegni dell’impossibile che facciano gridare la solitudine e la disperazione!”…
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2 comments

  1. Grazie cara Carla per esserti soffermata a leggere il mio brano.
    Il tuo commento mi fa riflettere perché coglie bene il carattere un po' provocatorio di queste parole del “veggente”, la sfida lanciata è anche un desiderio incolmabile e struggente di comunicare. Sembra paradossale ma è così: nella provocazione e nella presa di distanza c'è il desiderio mai saziato di stabilire un contatto, una comunicazione.
    Un abbraccio.
    D.

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