Il diario di Hermes – giorno n. 10

giorno n. 10 (putrefactio)
di ogni forma presagire la de-com-po-si-zio-ne
l’informe carezza al solvente, mai doma nel palese recesso
alla superficie cieca di una radura aperta e sommersa
e fitta ampia veduta murata
il segno del marcire fruttato, dolce come occhi gonfi
leccati dal mosto, fin nel rosseggiare dell’alba:
denti guasti nella bocca del mattino
moltitudine e deserto della mente
menzogna detta a fin di realtà
rabbocca il sogno – gusto di tappo:
sappiamo – fin dentro le ossa: fin nel midollo
fin nello sporco prezioso brillare – che tutto ciò che si dona
è in pura perdita…
“leva l’ombra – ti prego!”
geme la pupilla contratta dal sole penetrante
mentre dalla ferita nera del tramonto stuprato
germoglia il seme in falde terrose di gonna…
ma il cappotto – abitudine di un vecchio stepposo quasi inanimato –
giochi di polvere, polvere di giochi: chiasmo meccanico –
allo scheletro attaccapanni che lo ingobbisce
lasciato appeso durante l’estate
cocciuta memoria che sogna il marmo –
il cappotto è l’anima assente
di pietra vorrebbe la propria statua
e la dimora
ma ora la scia di infantile trionfo s’alza:
mi risveglio in lacrime ebbre di rugiada al
fendente del gallo:
lacera l’aria:
annuncia
la fine
di ogni
speranza
e l’eccitante                 agonia             della
bellezza…
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10 comments

  1. non ti conoscevo come possibile poeta!
    il cappotto è l'anima assente
    (mi rievochi, non so come, la bombetta di Magritte:-)
    mi piace interpretare le parole come suoni
    il canto del gallo nel finale lascia una scia di eccitazione al sapore del sangue.

    un saluto e un abbraccio!
    c.

  2. Grazie cara Carla per la tua lettura e per l'attenzione.
    Sono felice per le associazioni che il mio testo suscita in te, soprattutto per la sua sonorità.
    A dire il vero, lo scritto nel suo insieme nasce senza principio né fine, senza registro stilistico. Ogni giorno del diario è differente dall'altro. Qui in effetti sembra più una poesia. 🙂
    Un caro saluto e un abbraccio.
    A presto

  3. carissimo, volevo aggiungere che certe scritture (la tua in questo caso) mi evocano immmagini o letture di libri che ho fatto in passato.
    il combattimento dei galli ben descritto da Marquez nel suo meraviglioso cent'anni di solitudine è una di queste immagini.
    se non lo hai letto ti consiglio di farlo 🙂

    un caro abbraccio
    ciao Daniele!

  4. Ciao Carla è bello quando si sviluppa un insieme di rimandi ed analogie.
    Interessante che il mio scritto ti abbia ricordato Marquez. Ho letto tanto tempo fa “Cent'anni di solitudine”, saranno già più di dieci anni. Mi ricordo che è stata una lettura molto interessate ed appagante. Mi ricordo poco i dettagli dell'opera, ad esempio questa scena di combattimento di galli, ma l'atmosfera di realismo magico, di tempo fuori dal tempo, dei personaggi con le loro stranezze che ho amato, tutto ciò mi è rimasto impresso nella mente come una sensazione piacevole, come una specie di sogno.
    Un abbraccio
    Buona domenica
    A presto

  5. è bellissimo si 🙂
    spero che torni a dipingere…
    adoravo quella congestione simbolica che riuscivi a creare tra uomo e animalità intrecciandoli a vicenda.
    ricambio l'abbraccio!
    C.

  6. Grazie Sonia per avere sottolineato questo passaggio, sono felice che ti sia piaciuto molto e grazie per il tuo passaggio di qui che ho molto gradito. 🙂
    L'ispirazione mi è venuta proprio da un fatto accaduto nel quotidiano: un cappotto lasciato appeso durante tutta l'estate (lì dimenticato): ho interpretato questa dimenticanza come una presenza quasi volontaria del cappotto. 🙂 Il cappotto abbandonato è qualche cosa di effimero e casuale o ostinato desiderio di durare? Ecco forse la domanda che pone il mio testo. Dico forse perché l'interpretazione è libera.
    Grazie ancora.
    Un abbraccio

  7. Anche a me piacerebbe tornasse l'ispirazione per dipingere in quel modo. In un certo senso la “sento” premere alle porte. Preferisco farla attendere, l'attesa aumenta il desiderio mio e la sua potenza. Ma presto, prestissimo dovrò tornare a dipingere. Solo la visione può dare conto del divenire.
    A presto.
    D.

  8. Rileggo e ri-trovo: tutto ciò che si dona
    è in pura perdita…Penso che sin dalla nascita siamo in perdita, di tempo, di cellule, di possibilità. E' un conto alla rovescia e mi ci ritrovo; è sempre ben presente in me. L'ostinato desiderio di durare delle cose, temo, vincerà sul nostro deteriorarsi, il cappotto insegna.

  9. Grazie Sonia. La rilettura è operazione fondamentale per ogni scritto che ha differenti livelli e sono felice se il mio testo è in grado di moltiplicare i sensi (lo spero, anche se non ne sono certo e certi testi sono più riusciti altri meno). A mio avviso, ogni testo, non solo la poesia, dovrebbe essere un moltiplicatore di sensi. Occorre moltiplicare i sensi fino al rischio della perdita di senso e dei sensi. 🙂

    Questo è uno dei punti rivelatori di ciò che ho composto. Qui sta la tensione. Tensione che si crea tra la pura perdita che è l'esistenza (puro, gratuito e infondato donarsi) da un lato e dall'altro l'irresistibile desiderio di durare oltre la perdita.

    Poiché so che sei poetessa e mi piacerebbe leggere qualcosa di più di tuo, volevo chiederti: tieni per caso un blog dove io possa percorrere i tuoi scritti?

    Un caro saluto

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