Mese: maggio 2012

Giocoso preludio d’assenza

“Giocoso preludio d’assenza”
olio su tela
30×40 cm

Riporto ciò che scrissi altrove:

[…] 

“gioco” tra assenza e presenza, le diecimila creature lievi e insieme sospese, che la bolla e i filamenti hanno reso, come anche l’effetto di antico: quest’effetto è in parte voluto e in parte casuale: frutto della copertura di un’opera precedente ad olio che ha lasciato la sua traccia e insieme ho preferito lasciare questa superficie ruvida per creare filamenti di luce e per contrastare con la lievità della bolla. 
Ogni riflesso di luce rivela presenze di fantasmi, presenze-assenze. Tutto si gioca nella loro presenza che è un’assenza: ecco perché è così importante la loro presenza.

[…]


Mie riflessioni sull’opera evocate dalla lettura di Paola Lovisolo, che ringrazio molto per l’attenzione preziosa.
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"IO ESPONGO" 16 maggio

Assenza di segnale
60×60 cm
mista su tela
Partecipo con l’opera “Assenza di segnale” al concorso IO ESPONGO, mercoledì 16 maggio dalle ore 19 alle ore 22 a Torino in Via Sant’Agostino 25 presso TAC/PASTIS gestito dall’Associazione Culturale Azimut.
C’è la possibilità per il pubblico presente alla serata del 16 maggio di votare la mia opera (che partecipa alla decima serata di selezione) e consentirle l’accesso alle fasi successive.

Per maggiori informazioni:
http://associazioneazimut.net/wp/

Il diario di Hermes – giorno n. 9

giorno n. 9 (nigredo)
nessuna corrente magnetica tira i miei pensieri che ristagnano come acquitrino
e riluce il giorno in paesi che ignoro, mentre qui la notte si è fatta perenne,
senza magnificenza di aurore boreali…
e non penso e dunque non sono
nei recessi del mio corpo fermentano sordi i cattivi istinti: hanno fessure e
antri ciechi e pioggia all’eccesso per lussureggiare come piante in foreste tropicali
un’insana atmosfera come un ronzio cupo tutto ghermisce, ricamando trapunte di febbre
il nero corteggia il verde turgido della vegetazione cieca, divenendone linfa
colonne verghe di una cattedrale limacciosa
guardano in su
senza speranza di veder luce, tanto è fitta la cupola,
e creano l’abside vulva, dove il seme sparso abbondante germina lo spazio per l’assunzione pluviale
attraverso l’abbassamento infinito…
e radici s’infittiscono e annegano nella terra ogni segno chiaro e distinto,
marce radici – ebbre d’acqua,
soffocanti ramificate ripetizioni di ripetizioni…
e germogli immemori proliferano
sulla putrefazione precoce di ciò che nacque sempre rasente il suolo
demente abortito agonizzante fin dall’origine…
Cosa posso essere, se essere devo?
Ragno – segretamente laborioso –
che suscita ribrezzo solo a chi non si capacita
dell’inconcepibile osceno del creato –
intesso i fili delle voci che si avvitano nel mio cranio, come spifferi che gracchiano tra le orbite vuote del mio teschio,
come filamenti luccicanti di stelle che tramano nel buio
intesso, intesso, un invisibile ordito – buono solo per filtrare polvere, pare…
e affamato rimango privo di prede
intesso, intesso, ancora convinto del possibile miracolo –
ma per ora sto immoto inespressivo come una maschera di scena, abbandonata
dietro le quinte, risparmio i movimenti
guardandomi da fuori al rallentatore della noia
e sognando l’arsura silenziosa del deserto al meriggio,
la sua matematica precisione nel sottrarre liquidi e vitalità,
gioco a fare il morto
attendendo che una farfalla spensierata
nell’orrore del mio respiro intrappoli la sua gioia
e non penso e dunque non sono…