Il diario di Hermes – giorno n. 8

giorno n. 8 (estasi)
“fa’ del tuo corpo il tempio che io sarò autorizzato a profanare, renditi preziosa al mondo al solo scopo di abbassarti davanti a me:
bocca aperta quando dici spirito – io intendo carne
occhi celesti quando contemplate il cielo – io so che sognate l’abisso
mani delicate e dita sottili, strumento preciso di lavoro e studio, accarezzate libri sacri – io so in quali lordure vi sporcherete
viso serio e fine, serenamente affacciato a sorrisi di circostanza – io so dell’osceno abbandono, dello scompiglio, del rossore che si compiace di sé
voce flautata e intelligente sguardo, che sa mettere tutte le cose in ordine – io presento inarticolati gemiti, simili a preghiere soffocate, ed il roteare delle pupille perse nel bianco, come boa nel mare per immersi pensieri subaquei
capelli sempre riuniti in geometrie precise – vi vedo già sparsi ad accogliermi come un mare odoroso
andatura graziosa e incedere orgoglioso nella postura eretta – io immagino l’eccitante ritorno al quattrozampe animale
vorrei che il tuo pensiero più indicibile venisse ad alta voce declamato dall’altoparlante di una stazione come l’annuncio di un treno in arrivo o in partenza
vorrei che qualche cosa nel momento dell’abbandono al rapimento della frenesia mi ricordasse il tuo contegno dolce, misurato, musicale, della vita di tutti i giorni: un tuo abito, una tua espressione, un lampo negli occhi, un minimo dettaglio ancora intatto per quanto ormai isolato
e parimenti vorrei che, mentre ci troviamo in pubblico, io indovini da un tuo sguardo, o da un sorriso, qualche cosa che solo io posso sapere, che solo a me svelasti allora, quando eri persa”
quando ci incontreremo, so che non sarò più io,
avrò abbandonato me stesso,
sarò fuori – là dove sarai…
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9 comments

  1. Come Baudelaire metti il tuo cuore a nudo Daniele. E come ogni cuore la sua parola pulsante gronda sangue.
    Un saluto, L.
    [Ti segnalo un blog di un aforista eccellentemente batailliano:
    arthuroneironaut.blogspot.it]

  2. mi sembra di intravedere desideri esigenti verso un incontro che sembra più un abbandono, si sente un grido istintivo salire e strozzarsi allo sbocco. il desiderio è quello di liberarlo, ma è anche quello di riceverlo.
    lo sdoppiamento del corpo ricerca la sua continuità nel filo rosso che genera dal suo ombelico…vuole conoscersi.
    non cosa ti ho scritto ma certo l'immagine dei capelli riuniti in geometrie precise sparsi in un mare odoroso, è intensa 🙂
    Quasi una metamorfosi del ragno…

    un saluto ad entrambi

  3. Ciao Luca e grazie per il tuo passaggio di qui, sempre gradito e spunto di approfondimento e di nuove scoperte, come questo blog che ho visto essere molto interessante (sì vero c'è una affinità con il sentire batailliano e come avrai intuito bene ciò me lo rende affine).
    Hai visto e scritto bene qual è il quid della mia ricerca, soprattutto qui: la messa a nudo, il denudamento. La soglia che per me deve essere superata per poter dire ciò che voglio esprimere esige la messa a nudo, per quanto alla fine sia quasi impossibile dire ciò chiaramente e si risolva nell'alludere attraverso meccanismi, anche formali, anche stilistici di linguaggio, di denudamento.

    Un caro saluto
    Buona serata

  4. Grazie cara Carla per la tua lettura e per ciò che hai scritto, ricco di suggestioni e che coglie il concetto forse centrale del movimento di ek-stasi: l'abbandono (il “denudamento” per ricollegarmi al commento di Luca), l'essere fuori. Qui la tensione, lo strozzarsi, è data dal contrasto tra la normale compostezza e il grido istintivo che sale.
    Grazie per la tua attenzione.
    Un caro saluto

  5. Mi chiedevo… se invece di Una, attesa e pensata (andrea sperelli ad es.) ci fossero inveche che Una, più donne? Bisognerebbe, credo, avere più donne disgiunte e contemporanee. Una non basta, no di certo.
    Ho letto con piacere. Seguiterò a leggere il resto del blog. ma senza commenti… ciao e grazie della pazienza.

  6. Ciao mi fa piacere la tua visita al mio blog e la tua lettura, perché ci eravamo già incrociati altrove ed avevo già avuto modo di apprezzare molto i tuoi commenti intelligenti e profondi. Benvenuto prima di tutto, pertanto, e grazie. 🙂
    Una non basta. Concordo con questa tua affermazione e devo dire che vedo il pericolo di idealismo che può essere presente nel mio scrivere, un anelito all'armonia e alla sintesi finale (che nel loro unire alla fine escludono ciò che vi è di bello nella singolarità). E in un certo senso, il dualismo, qui principalmente tra alto e basso, sviluppato anche formalmente e stilisticamente, può nascondere (inconsciamente anche) una sintesi superiore nell'Una, attesa e pensata. Il tuo dubbio è fondato: se ci fossero più donne? Tuttavia, già il fatto che qui si ponga più l'accento sulla contraddizione e che la stessa non venga risolta anzi approfondita, che il basso abbia un proprio autonomo valore che turba, che sia “il corpo a parlare” (quasi avessi sezionato la donna 🙂 ) che alla fine ci siano più donne già in una, tutto questo insomma mi sembra andare in direzione non idealistica.
    Grazie per lo spunto di riflessione che mi hai fornito.
    Un caro saluto.

    Mi farà piacere presto ricambiare la visita per leggere le tue pubblicazioni sul tuo blog. 🙂

    Daniele

  7. > vorrei che il tuo pensiero più indicibile venisse ad alta voce declamato dall'altoparlante di una stazione come l'annuncio di un treno in arrivo o in partenza

    mi piacciono molto queste tue declinazioni della passione, in particolare questa 🙂

  8. Ti ringrazio molto Elio per avere apprezzato le mie immagini che sono un dettato della passione, intesa come desiderio, un mio tentativo di esprimere la spiritualità insita anche nell'abbassamento ed il corto circuito che l'unione di alto e basso (che sono così affini, se solo ci si pensa) crea.
    Buona serata!
    A presto

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