Il veggente

Il veggente
mista su tela 
50×50 cm
“Che ne sapete voi del dono prezioso che mi ha investito? Cosa credete che sia quella vile abilità che a prezzo stracciato ho comprato al mercato? E’ una maledizione! Una maledizione che mi ha quasi sempre impedito di parlare e di dire, che mi ha fatto strappare da solo gli occhi dalle orbite, che dalla cantina più buia mi ha fatto anelare la luce, come un poppante il latte del seno materno. Non sapevate della mia cecità? Il mio accecamento nasce dal tentativo di seppellire nell’antro più buio della caverna il raggio abbagliante. Non sapevate che le mie visioni sono complicate trappole luminose che cercano di condurre in un pozzo?, che sono forgiate, dalla mia mano ruvida e terrosa, nella fucina dell’oblio? A me, condannato e infetto, a me! povero idiota, la bellezza bacia la fronte e ripassa in circolo con il dito della mano bianca, giocando con dolcezza, le nere orbite vuote! Voi non aspettatevi da me altro che disegni dell’impossibile che facciano gridare la solitudine e la disperazione!”

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3 comments

  1. Ah….di fronte a questo quadro vedo la dualità che abita l'uomo!
    l'istinto pericoloso e il suo sguardo sul mondo
    e la bellezza dei campi che l'uomo coltiva e protegge.

    però vedo anche il limite dell'uomo, che ormai cieco, è costretto a tenere una lampadina sempre accesa sul capo, e un'arma sempre pronta nel pugno, per difendersi dalle tenebre?
    ma fuori non vedo pericoli…
    ciò mi fa pensare che il vero pericolo risieda in sè stesso.

    ciao Daniele, mi piace molto il contasto creato in questa tua opera…
    vorrei vedere solo l'uomo occupare tutta la tela
    ma vorrei anche vedere solo campi e solo grano che ondeggia, come in un quadro di Van Gogh…

  2. Ciao Carla, molto interessante e vera la tua lettura: la dualità è proprio il fondamento di questo quadro, volevo rendere la luce e la tenebra insieme. Il mio sogno impossibile sarebbe quello di riuscire a dipingere l'unione degli opposti, mettere nella stessa parte di quadro luce e tenebra. Cogli bene anche il concetto che il pericolo risiede nell'individuo, che la scissione è interna, che noi siamo armati sempre contro noi stessi o contro l'ombra che proiettiamo.
    Sai, dipingendo ho pensato molto a Van Gogh, artista che amo, pittore che per me rimane insuperato per certi aspetti… ecco se dovessi indicare un esempio di “veggente” come l'intendo io, indicherei Van Gogh come veggente insuperato. (Mi sono accorto solo dopo di avere anche involontariamente unito in uno, nelle due parti dell'opera, i due periodi di Van Gogh, quello scuro e quello più chiaro 🙂 )
    Quella che tu Carla vorresti vedere è ciò che cerco forse io di raggiungere: un'armonia superiore che superi i contrasti, le lacerazioni.
    E non solo in pittura.
    In fondo la distanza tra arte e vita è minima, o nulla, come insegna sempre l'esempio di Van Gogh.
    A presto e grazie per la tua acuta lettura.
    Buona domenica.

  3. Grazie a te per questa risposta meravigliosa…
    la distanza tra arte e vita deve essere minima, se vogliamo renderci partecipi dell'immenso sogno della creazione…
    un caro abbraccio
    c.

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