il diario di Hermes – giorno n. 5

giorno 5 (a-capo)
nel testo sogno di interpretare e scrivere l’a-capo come assenza di capo o senza-capoe non come andare a capo nei due modi ammessi: come lirico passaggio (a-capo poetico), o come interruzione necessaria e logica al discorso, punto a capo (a-capo prosaico):
fine non evocata e giustificata dal principio
principio che non contiene alcuna armonica fine
improvvisa impensata interruzione.
E andare a capo senza accorgersi che
lo si è fatto
e farlo senza
necessità
a-capo significa: dare in pasto ai lupi il sapere accumulato, sentire l’eccitazione nascere da eserciti di idee in marcia senza comando, il loro solletico per tutto il corpo suscita erezioni meditate, il loro brulincante avanzare orgasmi di senso, il loro fermentare piacevoli deiezioni di sofismi cupi:
nubi, onde, tori, torri,
monte che s’ammantano di luce
sgualcite pagine di un diario: cartello stradale
mentre un mantello d’ambra mi ricopre come un sudario
il Battista ritrovato in un vagone letto durante il passaggio in galleria
danza con il capo sopra il vassoio
felice offerta di questo viaggio illuminato
per quanto notturno
occorre decentrare il volto come il cuore, volgerlo a sinistra, cercare l’ombra in cui giacere là dove non si trova: in pieno sole, nell’arsura dell’occhio divino – alzare le braccia verso il cielo per strapparne brandelli, alla cieca, dilaniare avidi l’azzurro come carne cruda di carcassa ancora calda (eleganti avvoltoi sanno lodare la ferocia – impariamo dalla loro pazienza nel volteggiare!):
c’è del nero oltre lo strappo ricucito della volta celeste, ferita di dio:
ecco la soglia!
è necessario de-capitare
il grano è maturo…
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8 comments

  1. una decapitazione!
    certo questo tuo visionario frammento è tra i più forti e i più deliranti, senza dubbio…bisogna leggere piano, rispettare gli
    a-capo.
    e poi si riesce a seguire il percorso *brulicante* che ne emerge, un bisogno disperato di: mordere la carne del cielo.

    Gli avvoltoi, il loro nome è già presagio di “ripulitura del territorio”, e l'immagine dell'apertura alare sullo sterminato spazio aprono la mente verso un pindarico volo…
    la non paura de-riva proprio dal delirio!
    in poesia l'a-capo poetico si chiama :
    verso spezzato. Non lo amo particolarmente ma so che deriva dal primo impatto che scorre tra il pensiero e la sua stesura, ed è efficace per rappresentare gli stati d'animo.

    Sempre interessante leggerti, Daniele!
    una buona serata:-)
    c.

  2. Grazie Carla per la tua lettura che ripercorre la mia suggestione sugli a-capo per creare un commento prezioso che riprende la forma ed il contenuto del mio dire nella loro essenza. Infatti “mordere la carne del cielo” esprime bene proprio il mio tentativo di enunciare l'impossibile. Di fronte a questa sensazione di unione tra alto e basso, difficile da immaginare, solo il delirio sembra all'altezza (o bassezza). L'a-capo è cercare di essere nel testo fedeli a quella sensazione e insieme è un mio gioco sulle parole.
    Grazie ancora per la tua attenzione.
    A presto
    Daniele

  3. Ciao Luca, grazie per la tua visita e il tuo commento qui. Con felice intuizione hai rivelato chi è il “padre spirituale” di questo pezzo (per il concetto di a-capo) e per me grande fonte di ispirazione, vale a dire Bataille.
    Ti ringrazio davvero tanto per questa segnalazione che ho letto con grande interesse nella sua prima parte (e dopo che ti ho risposto qui, mi vado a leggere le altre due parti 🙂 ) su un autore, Daumal, e su un movimento di cui, confesso, ignoravo l'esistenza.
    Complimenti per la tua ricerca e anche per il tuo stile di scrittura che ho molto apprezzato.
    Una vera rivelazione per me, soprattutto per certi concetti (la distruzione dell'Io e la trasformazione alchemica dell'Io in sé, solo per fare un esempio) che mi stanno a cuore e che sto studiando/sviluppando.
    Un caro saluto e a presto

  4. Ho letto anche gli altri due articoli e confermo l'impressione avuta: davvero molto interessante. Penso che approfondirò il tema, attraverso la lettura di Daumal. 🙂
    Grazie ancora.
    Buona notte!

  5. Grazie a te Daniele dell'attenzione che hai dedicato ai miei contributi. Avrai inteso da dove origina il nome del mio bloggino…
    A presto, L.

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