il diario di Hermes – giorno n. 3

giorno n. 3 (equazioni linerari)
piede che schiaccia il petto e pesa dolce sul cuore, accolto poi nei suoi capelli biondi sparsi, profumati come grano = miele succhiato attraverso il suolo come nettare nel tentativo di strisciare come un serpente ai suoi piedi sacri, per quanto sudici (equazione orizzontale dell’amore passionale e divino)
ano che espelle l’ombra viva dell’anima, tutto ciò che non vogliamo sapere e subodoriamo = occhio che contempla il sole, per esserne accecato, spuntato in cima al capo come un osceno e beffardo buco dello spirito, a volte gonfio come un fallo, occhio pineale, erutta come un vulcano tutto ciò che forma il non-sapere (equazione verticale di Bataille)
accecamento per troppo vedere, nei campi di grano colpo di pistola e corvi che improvvisano una danza estiva = notte cimitero di stelle, grido in fondo a nere cantine umide, ratti sonnambuli rosiccchiano idee chiare e distinte e istinti fermentano sotto forma di sogni in botti d’infanzia (equazione del veggente)
vene gonfie alle tempie riscaldate dal sole, ciondolo d’oro al suo collo nascosto nel profumo del seno, luccicante richiamo per gazze sempre in calore e tranquillamente affacciate alla violenza animale e cieca, moneta per comprarsi il lusso, al di là di ogni regola e di ogni invidia = putrefazione e materia fecale, acque sporche del pozzo nella cui freschezza amiamo in pieno giorno inumarci, cadavere sotto la luce della luna, argenteo riverbero delle acque salmastre di un porto ignoto (equazione alchemica)
IO = DIO (equazione della potenza)
sé = altro (equazione del divenire)
xè l’incognita del de-siderare, fiume che ci attraversa e ci disperde come particelle nel mondo, acqua nell’acqua, terra nella terra, fuoco nel fuoco, aria nell’aria…
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4 comments

  1. mi piace molto l'impatto visionario che scaturisce da questa istintiva scrittura che tocca il tema del sè in ogni sua sfaccettatura…trovo che devo *sceccherare* (come fosse liquido) il contenuto per poter far emergere le mie impressioni, e mi piace l'idea…

    a presto!

  2. equazioni alchemiche affascinanti, tutte ispirate dalla Musa della notte dove il buio è sempre filtrato da un occhio sacro e capace di discernere.
    Gli opposti sono calamite che si attraggono e si scontrano col clamore di chi non riesce a soffocarle….è quel sè=altro che non riesco a identificare…se non pensandolo anche come altro=sè.
    il sè è l'inglobazione del mondo nella propria individualità e la personificazione dell'io sparsa nell'universo…
    immagino che stai leggendo Yung e le sue ombre 🙂
    immagino anche una tela molto ricca di particolarità e con colori molto accesi!
    il rosso e l'azzurro come protagonisti indiscussi.
    ma ora basta, se no comincia il mio delirio!
    Buona serata Daniele, a presto
    c.

  3. Grazie Carla per queste parole 🙂
    Sono felice perché hai colto bene il fulcro di ciò che, delirando in questo caso “more geometrico” attraverso equazioni, volevo esprimere: il sé si esprime attraverso la dispersione nel mondo, attraverso il divenire. E' bello se su un delirio s'innestano altri deliri, in un flusso creativo. Hai anche ben sottolineato come al culmine dell'espressione del sé stia l'unione degli opposti, che ho cercato di tratteggiare con queste mie immagini (dove sacro e profano, alto e basso, spirito e carne si fondono in un abbraccio sensuale).
    Grazie ancora Carla.
    Un abbraccio e a presto

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