Mese: agosto 2011

Prometeo

Il cielo sanguina lacrime di rabbia
nel fuoco d’incendi remoti
per quel figlio ribelle, ingrato,
che nutrì con lo zucchero filato delle nubi
tra luci di giostre di stelle,
figlio cullato con l’armonia siderale
di filastrocche di pianeti lontani,
adolescente vivace forgiato
nella fucina dei perfetti eroi.
Con triste occhio rapace ora
il cielo scruta l’amato figlio, già così distante,
mentre inerme ma vittorioso
si contorce penetrato dal becco della coscienza
che si pasce della ferita d’eterno
di un innocente.

L’azzurro del cielo


Mia poesia scritta di getto anni fa dopo la lettura del racconto “L’azzurro del cielo” di Georges Bataille.




febbraio 1999

a Georges Bataille


Accarezzo la terra
in una promessa solare;
forte e turgido, ali spiegate,
bevo il tuo alito di luce;
quali abissi nasconde il sorriso complice?
Dov’è l’inganno? Dove il male?
Ah, mia unica forza
è quell’effimero bagliore
che le mie dita stringono.
S’alza, sublime e brutale,
la melodia del naufragio
– orrido baratro dove sognai
la pura pelle,
dove piansi più volte
vomitando incenso…
Ah melodia, melodia vaga!
sacrificio di una necessaria rinascita,
in selvaggio presagio mutata,
esigi piena e cieca fiducia;
ed allora colpevole,
sommerso dal mutamento,
tra le nubi, oh sì, tra le nubi,
ti verrò a cercare.

Crocevia

Crocevia
olio su tela
60×80 cm

Sotto un cielo di fuoco, un vento dal nome sconosciuto sferza il nostro viso come un sogno vago ed avvolgente, la sua carezza dona l’oblio caldo di cui abbiamo bisogno per placare l’angoscia. Lì in mezzo al nulla, non si distingue se è l’alba o il tramonto a far piovere lacrime di sangue: il giorno nasce e muore nello stesso momento! Davanti a noi inginocchiata e invitante un’ombra bianca, metà uomo e metà donna, ci invita al viaggio più difficile che determinerà la nostra lacerazione e la nostra salvezza. I suoi occhi brillano e compongono un lucido discorso di follia: ci deridono forse o forse sono materni e dolci. Come fidarsi di quello sguardo complice e beffardo? di quella figura sinuosa e dura che sprezzante prega come un dio? L’uno diviene due ed il due diviene l’uno: ecco il mistero di cui si fa messaggero. Ci insegna l’amore che esige l’impossibile, l’amore che divora tutto solo per essere a sua volta dal tutto divorato. Nel fondo senza fondo in cui affoghiamo le sue parole sono una scialuppa di salvataggio e un traghetto verso l’ignoto. Affidiamoci a lui!

Simmetrica asimmetria



Avere in odio la propria immagine riflessa – non riuscire a capire il perché di quella carne pallida e delle guance incavate, di quelle sopracciglia, di quegli occhi complicati e sfuggenti… “improbabile”, ecco forse è questo il termine giusto per descrivere il proprio volto.

Si fissa a lungo, ma non riesce a capire come una cosa del genere possa stare insieme, perché debba stare insieme, perché gli occhi non scendano, non si uniscano in centro, perché il naso non si dilati fino alla grandezza di tutta la faccia, come si possa considerare normale avere una bocca!, avere due narici!, avere due occhi!, avere delle ciglia! aaaaaaaaaaaaaaaaah questo agglomerato simmetrico asimmetrico e sbilenco è il suo viso!, preferibbe avere un buco nero o una sfera nera al posto di quell’insieme, o un quadrato… e poi, non capisce come tutto quello possa essere familiare a lui ed alle persone che lo circondano, come il suo stomaco abbia potuto reggere fino ad ora alla vista di così tante facce, di così tanti insiemi improbabili di simmetriche asimmetrie e non si capacita del perché non sia scoppiato a ridere in faccia ad ogni faccia incontrata… ridere di fronte a certi visi forse è normale, perché sembrano la parodia di un viso, ma se ci si pensa bene per tutti i visi è così…

il suo viso è simmetrico, sì: due occhi, due orecchie e al centro il naso e la bocca e la fronte divisi in due, ma insieme è asimmetrico: quell’occhio è un po’ più basso dell’altro, lì c’è una piega che di là non c’è, quell’orecchio ha una differenza, forse impercettibile, di inclinazione rispetto all’altro, il naso non è completamente dritto, ma fa una specie di insenatura verso il centro, la bocca ha un lato un po’ più in alto rispetto all’altro, e quando sorride il lato più basso va in alto e viceversa (l’altro giorno ha fatto le prove davanti allo specchio, ore e ore di prove, tanto che ad un certo punto era un altro che lo vedeva sogghignare!) non ci giurerebbe, ma forse è per questo che il suo viso assume spesso un’espressione un po’ arcigna…

Ed ecco svelato il segreto di un viso!, la sua improbabililtà! Forse ogni volto deve la sua espressione alle disarmonie che si vogliono coprire con la simmetria speculare dell’insieme…

DELIQUIO (1 aprile 2003)


Sorriso di letto disfatto
d’intimità svelata nell’oblio:
i brividi, i brividi
non so se di febbre.
Fremito sotto la luce spietata
nel fluire non so se
di sogno – brusco risveglio
nessuna ombra
a fianco del corpo abbandonato
cadavere lunare.
Ancora improvviso un sussulto
e poi silente
come un livido paesaggio invernale.
I segni ora cerco
i segni, incerto a tastoni,
accecato dall’evidenza
non so se qualcuno sia con me
in quest’ora di tregua
nel folle disastro.


Dio è la ferita


Dio è la ferita

lacerazione
voluttà angosciosa
dolore colpevole
come un’ombra d’infinito
la ferita
riparo dolce…per sempre
amore, sempre
[ripetere]
Andremo fino in fondo
come ogni uomo
come ogni stagione
come ogni anno
nascita e morte
fino in fondo.
Non risparmiare
non attendere
necessità.