Mese: giugno 2011

Notte in pieno giorno

Notte in pieno giorno
mista su tela
50×60

Nella solitudine del pozzo popolata dalle sue visioni era un feto nell’utero. A lungo aveva atteso il momento in cui si sarebbero uniti nell’eclissi il sole alla luna ed ora assisteva incredulo al miracolo di poter contemplare nel nero della pupilla del cielo: pura luce che lo rendeva cieco. Rimase lì un’eternità, perdendosi nel vortice di fuoco dell’amore universale, sentì lacrime di gioia rigargli il viso: rinasceva finalmente, e ritrovava una moltitudine ad attenderlo, anime affini, fratelli e sorelle. Il suo pianto era un vagito, nelle viscere della terra e nel buio di una notte in pieno giorno si sentiva come nel grembo della madre, era investito dal mistero celeste più alto che splende come un sole nero.

Specchiarsi nell’abisso

Specchiarsi nell’abisso
mista su tela
50×50 cm

Con lucidità ebbra giunse sulla soglia di quel mondo fatto di specchi, privo di fondo, strano affastellarsi di immagini di dolce abbandono e di disperazione. Lei, specchio dell’abisso, non aveva paura di specchiarsi nell’abisso. Manteneva l’equilibrio, ma la vertigine la risucchiava nel vortice dell’incoscienza e sapeva che presto la corazza sarebbe andata in frantumi: nel momento in cui avrebbe toccato il suolo e strisciato nel fango, in cui sarebbe sprofondata, allora avrebbe spiccato il volo e raggiunto il cielo, allora avrebbe conosciuto la luce pura. Non aveva paura della propria immagine riflessa, sapeva che la condizione ultima per salvarsi è perdersi, per sempre: lasciarsi andare al movimento che da dietro rapisce – una carezza lieve senza nome e senza volto che mette i brividi. Sapeva che la febbre è la condizione necessaria per vivere all’altezza dell’amore illimitato, assoluto. Il suo sguardo non osservava, ma illuminava tutto, era insieme cieco e veggente, ammaliante mi richiamava in un universo stregato in cui sarebbe stato insieme piacevole e angoscioso inoltrarsi.