Mese: febbraio 2011

All’aria aperta

“All’aria aperta”
olio su tela
60×70

L’evoluzione ultima della libertà umana è in realtà un imprigionarsi in gabbie dorate ed un pascolare su prati sonori, un procedere a carponi come bambini o animali, un sereno picnic mentre infuria una tempesta orrida e magnetica. La carezza dolce di un incubo ci conforta nel folle disastro. Comiche pose e sguardi severi vengono a scatenare incontenibili risa, mentre tramonta tragicamente il mondo conosciuto.

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Proscenio

Proscenio
mista su masonite
30×40 cm

Nella solitudine del proscenio gli occhi si chiudevano come un sipario sulla luce abbagliante dei suoi sogni e delle sue visioni, riusciva a focalizzare solo i pensieri più estremi in quel buio, la platea era un animale che brontolava acquattato in attesa di qualche cosa, un unico indistinto essere dotato di centinaia di teste che faceva l’agguato ad ogni sua mossa o fremito. E lui rimase immobile a lungo, in silenzio, per un istante che durò un’eternità, per misurare quell’attesa a occhi chiusi, non sapendo più se sarebbe stato in grado di risvegliarsi o se avrebbe dormito per sempre, se si era all’inizio o alla fine del dramma. E pensò: “Questo è il punto di vista più alto, quello a cui tendiamo durante l’intera recita della vita!”.

Assenza di segnale

“Assenza di segnale”
mista su tela
60×60

In quell’istante la porta si spalancò. La nebbia cancellava i contorni della strada, un’aria gelida lo investiva alle spalle. “Finalmente!” pensò e si ricordò subito di come avesse desiderato che la sua vita fosse un semplice abbandono: non pretendeva molto, avrebbe voluto essere uno come tutti gli altri. E invece l’ombra lo aveva incalzato ad ogni passo, l’immagine che gli rifletteva lo specchio era sempre deformata, non vi si riconosceva quasi. Ora, allietato dal sottofondo del brusio del televisore, abbagliato dal buio di quella visione, non attendeva più, non voleva più ostinarsi e resistere, sorseggiava la sua bevanda gialla come il sole. Senza pensieri attendeva l’attimo in cui avrebbe finito con l’essere come lo sfarfallio argentato di assenza di segnale su uno schermo. Beveva e beveva. Sentiva la notte fluire dentro di lui, si sentiva trasformato in animale, in pianta, in una stella, in un continente, in una folla, era quasi felice e sereno – e finalmente, in quell’istante destinato a non finire, comprese la menzogna di Dio e dell’Uomo, capì che la possibilità di una nuova nascita passa necessariamente attraverso il tramonto di tutto. Non lottava più, era così dolce ora lasciarsi andare, frangersi come un’onda sulla battigia. Lui non c’era più, svanito nella luce di quell’intuizione. C’era soltanto più il suo ricordo.