Lacerto XIII

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3 dicembre 2016

Non ci si può soffermare troppo in prossimità di Rebis, pena la follia. Bisognerà solo sfiorarla anche nel discorso filosofico. Sfiorarla con miti, visioni, parole evocative. Certo occorrerà anche affrontarla prima o poi: spogliarsi di tutto e andarle incontro. Ridiventare poppanti al suo cospetto come davanti alla Madre. Un deserto lussureggiante ci attende al di là delle colline. Un’arsura rinfrescante solo se si pensa allo scorticamento. Ecco il punto: sarà uno scorticamento dolce, come una carezza materna.

Lacerto XII

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18 settembre 2016

Il principio è coincidenza tra essere e nulla. È il Dio mistico ed è anche l’assenza di Dio, la Notte. È un essere compenetrato del suo opposto. In apparenza è sé. Tuttavia è anche totalmente altro. Coincidenza tra Sé e Altro. Come possono coincidere se sono separati? Come può venire prima ciò che per logica è dopo? Il Due viene dopo l’Uno, eppure qui il Due è prima, l’Uno è solo apparenza.

Lacerto XI

 

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“28 febbraio 2016

Il tragico e l’ironico si conciliano bene. L’ironico afferma una cosa per negarla: è un’ottima espressione di Rebis. Destituisce di fondamento il discorso e lo rende leggero. Allo stesso tempo questa leggerezza, se vista sotto un altro punto di vista, è tragica: nasce dalla mancanza di fondamento, nasce dalla distruzione della identità di ciò che è stabile (Io, Dio, Mondo).”

Lacerto X

 

rebis266 giugno 2015

[…] Non bisogna mai dimenticare che Rebis è sia enunciazione astratta del principio, sia l’ermafrodito, unione del principio maschile solare e del principio femminile ctonio, terrestre e lunare. Erezione e deiezione insieme, sole e terra. Torre e pozzo. […]

Lacerto IX

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4 febbraio 2016

Rebis è espressione del divenire, nell’istante espressione compiuta e impossibile dell’unione tra essere e non-essere che è il divenire. Possiamo definirlo: l’Altro nello Stesso, Cosa Doppia. Il Doppio che è lo stesso e insieme altro da sé. Nell’identità del sé c’è la fessura dell’alterità e di fatto sono unite. Le separa l’illusione dell’eterno.

LACERTO VIII

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Mark Rothko, Yellow and Gold

21 marzo 2014

Il problema filosofico fondamentale oggi: come pensare concettualmente l’altro nello stesso? Come pensare la Cosa Doppia, Rebis? È evidente che assieme al problema logico, oggettivo, se pone già subito uno soggettivo, legato al desiderio, alla sessualità e all’erotismo. Scindere i piani è cercare di pensare la Cosa. Ma subito il pensiero diventa sterile, subito mente a sé, subito dice di una Cosa che è sé stessa dimenticando che è anche altro. L’altro espulso si identifica comunque con lo stesso. Lo stesso può essere massimamente trascendente e massimamente immanente. Plotino Spinoza. E tuttavia l’Uno non può essere senza l’Altro. Chi pensa l’uno nasconde l’altro. Affermando l’Uno senza saperlo afferma l’Altro. Chi tenesse insieme l’Uno e l’Altro, il sé e l’altro, parrebbe pazzo. Solo l’accecamento può esprimerlo.