La Biblioteca di RebStein (LXXVII)

Molto interessante e mi piace condividerlo oggi nell’anniversario della nascita.

La dimora del tempo sospeso

La Biblioteca di RebStein
LXXVII. Settembre 2019

etretatlibraryyq7

AA. VV.
(A cura di Giuseppe Zuccarino)

______________________________
Il limite e la sovranità.
Un seminario su Georges Bataille

______________________________

View original post

Annunci

Daniele Baron – Il Cantico di Hermes

Un nuovo estratto de “Il mio Cantico di Hermes” su Neobar oggi.

Neobar

Da “Nigredo”: Cane-lupo, Fortuito destino (pp. 17-18 e pp. 25-27)

                                                   Cane-lupo

Sogno di un cane

mi accontento di ringhiare domande
e non mollare la presa, ma per gioco.
I tuoi comandi? la mia Legge
a cuccia fiuto l’osso
del mio futuro
e corro a più non posso
da e verso quella mano che bastona e sfama

ma sognai un giorno di avi
non più con occhi vigili per il gregge
e placidi nella ferocia ignara del tempo
leccarsi con fierezza il pelo
senza cura di casa o focolare,
reggitori soli di tane
e vidi i loro gialli denti affilati
come sbarre di cancelli al confine di piaceri
rudi e vividi e innocenti
seppi dell’odore del sangue
e della fame che rende bruti
e scheletrici di…

View original post 1.616 altre parole

Daniele Baron, Nigredo

Nigredo da “Il Cantico di Hermes”. Grazie a Sonia Caporossi per la pubblicazione su Poesia Ultracontemporanea

Poesia Ultracontemporanea

Nessuna corrente magnetica tira i miei pensieri che ristagnano come
acquitrino
e riluce il giorno in paesi che ignoro, mentre qui la notte si è fatta
perenne,
senza magnificenza di aurore boreali…
non penso e dunque non sono
nei recessi del mio corpo fermentano sordi i cattivi istinti:
hanno fessure e
antri ciechi e pioggia all’eccesso per lussureggiare come piante
in foreste tropicali
un’insana atmosfera come un ronzio cupo tutto ghermisce,
ricamando trapunte di febbre
il nero corteggia il verde turgido della vegetazione cieca,
divenendone linfa
colonne verghe di una cattedrale limacciosa
guardano in su
senza speranza di veder luce, tanto è fitta la cupola,
e creano l’abside vulva, dove il seme sparso abbondante
germina lo spazio per l’assunzione pluviale
attraverso l’abbassamento infinito…
e radici s’infittiscono e annegano nella terra ogni segno
chiaro e distinto,
marce radici – ebbre d’acqua,
soffocanti ramificate ripetizioni di ripetizioni…
e germogli immemori proliferano
sulla…

View original post 172 altre parole